La Grecia rischia una contrazione dell’1,1% del Pil nel 2025 a causa del caldo estremo

La Germania perderebbe lo 0,1%, mentre Spagna e Italia potrebbero perdere rispettivamente fino all’1,4% e allo 0,9%

Incendi a Kryoneri

Ultimo aggiornamento 8 agosto 2025 - 16:19

Il cambiamento climatico non è più una minaccia futura ma una realtà che già incide pesantemente sull’economia. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato da Allianz Trade, secondo cui la Grecia potrebbe subire una perdita economica pari all’1,1% del suo Prodotto Interno Lordo nel 2025 a causa delle ondate di calore eccezionali che stanno colpendo il Paese e l’intero emisfero settentrionale. Tradotto in cifre assolute, si parla di un danno che si aggira intorno ai 2,5–2,6 miliardi di euro.

Secondo gli analisti di Allianz, il caldo estremo riduce drasticamente la produttività del lavoro, specialmente nei settori a basso contenuto tecnologico e ad alta intensità fisica. Una sola giornata con temperature sopra i 32 gradi Celsius equivale, in termini economici, a mezza giornata di sciopero. Nei giorni in cui si superano i 38 gradi, la produttività può calare fino a due terzi rispetto alla norma. In uno scenario sempre più frequente di settimane consecutive con temperature elevate, le ripercussioni si moltiplicano.

Il quadro europeo non è meno preoccupante. Allianz prevede una riduzione media dello 0,5% del Pil per l’Unione Europea, con differenze rilevanti tra i vari Paesi: la Germania perderebbe lo 0,1%, mentre Spagna e Italia potrebbero perdere rispettivamente fino all’1,4% e allo 0,9%. La Francia sembra limitare i danni con una stima dello 0,3% in meno. A livello globale, le perdite dovute al caldo potrebbero arrivare fino allo 0,6% del Pil mondiale, colpendo in modo analogo anche gli Stati Uniti e la Cina. Nel caso della Grecia, il dato stimato da Allianz assume un significato ancora più allarmante alla luce delle attuali previsioni di crescita. Le istituzioni internazionali – tra cui la Banca di Grecia e la Commissione Europea – stimano per il 2025 una crescita tra il 2,2% e il 2,3%. Ciò significa che l’impatto delle alte temperature potrebbe consumare quasi la metà dell’espansione prevista, vanificando gli sforzi per la ripresa economica post-pandemia e i benefici dei fondi europei del Recovery Plan.

Lo studio sottolinea inoltre come il cambiamento climatico incida in modo sproporzionato nei Paesi del Sud Europa, più esposti agli effetti delle alte temperature ma meno equipaggiati rispetto ai Paesi del Nord per affrontarle. Le conseguenze si fanno sentire in particolare nei settori agricolo, edilizio, manifatturiero e del turismo, con costi economici crescenti e potenziali ripercussioni sociali.

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) stima che, entro il 2030, si perderà a livello globale il 2,2% delle ore lavorabili a causa del caldo estremo. Allianz invita quindi i governi a investire in infrastrutture resilienti al clima, a migliorare le condizioni lavorative attraverso sistemi di ventilazione, adattamento degli orari e protezione dei lavoratori, soprattutto nei mesi estivi. La previsione di Allianz Trade è un campanello d’allarme che mostra con chiarezza come il riscaldamento globale non sia soltanto una questione ambientale, ma anche un fattore economico critico. Ignorare l’impatto delle temperature estreme significa sottovalutare una variabile destinata a influenzare profondamente la stabilità finanziaria dei Paesi più vulnerabili.