Bruxelles – I problemi tra Cina e Unione europea aumentano e i punti critici si moltiplicano. Il summit di Pechino del 24 luglio, concordato per celebrare i 50 anni delle relazioni diplomatiche con un occhio attento al complesso dossier commerciale, rischia di trasformarsi in un appuntamento che si concentrerà “più sul salvare la faccia che sul raggiungere risultati concreti”. Insomma, “l’obiettivo viste le premesse è evitare una debacle”, ha confidato una fonte diplomatica all’agenzia Ansa. L’ultimo motivo di scontro è stato l’intervento di martedì della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen al Parlamento di Strasburgo, basato innanzitutto sulla volontà di riequilibrare i rapporti economici con la Cina, in forza di un maggiore accesso al mercato per le aziende Ue. Durissima la risposta di Pechino: “Si spera che la parte europea si renda conto che ciò che deve essere riequilibrato in questo momento è la sua mentalità, non le relazioni economiche e commerciali bilaterali”, ha commentato la portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning. Le lamentele di von der Leyen hanno avuto una portata ben più ampia: Pechino ha il più grande surplus commerciale “nella storia dell’umanità”, esporta enormi quantità di merci verso l’Ue – a maggior ragione dopo la guerra commerciale con gli Usa di Donald Trump – e rende più difficile per le aziende europee fare affari in Cina. Il Dragone ha chiuso il 2024 con un surplus monstre di 357 miliardi di dollari verso il blocco dei 27 Paesi. Von der Leyen ha tracciato tre priorità nelle politiche con Pechino: riequilibrio commerciale, de-risking e spinta diplomatica su questioni globali, come il clima, ma anche sulle relazioni di Pechino con Mosca, in guerra con l’Ucraina, che minaccia la sicurezza europea.
“La normale cooperazione tra Cina e Russia non prende di mira terze parti e non dovrebbe essere ostacolata da alcuna terza parte”, ha obiettato Mao sul punto. Oltre alle divergenze su veicoli elettrici, dispositivi medici, alcolici e carne di maiale, la Cina ha imposto – come parte della sua ritorsione contro Washington – ulteriori controlli sull’export delle terre rare, essenziali per la produzione hi-tech e delle auto. Von der Leyen, che andrà a Pechino con Antonio Costa, il presidente del Consiglio Ue, ha detto di voler favorire un allentamento delle spedizioni. “Nelle attuali turbolenze, la Cina e l’Ue dovrebbero gestire adeguatamente divergenze e attriti. Speriamo che l’Ue definisca davvero una comprensione più obiettiva e razionale della Cina e persegua una politica cinese più positiva e pragmatica”, ha rincarato Mao. Mentre Bruxelles e Pechino si alternano come sedi dei vertici bilaterali, il presidente Xi Jinping ha declinato all’inizio del 2025 l’invito a recarsi in Europa. Per questo la scelta è ricaduta su Pechino. Ora però il summit, originariamente di due giorni, si terrà solo il 24 luglio. E non è ancora chiaro se Xi vi parteciperà, dato che sarà presieduto dal premier Li Qiang, numero due della scala gerarchica del Partito comunista e della Repubblica popolare. Allo stato, il presidente cinese potrebbe ancora incontrare bilateralmente von der Leyen e Costa. Anche questo è tutto da confermare.