La Vaca Muerta dei miliardari americani

Harold Hamm mette sul tavolo oltre 4 miliardi di dollari e scommette sullo shale argentino. Con Peter Thiel e i grandi gruppi internazionali, il petrolio di Milei diventa sempre più una calamita per il capitale americano

Ultimo aggiornamento 21 agosto 2026 - 22:23

C’è un pezzo d’America che ha deciso di trasferirsi, almeno con i soldi, dall’altra parte dell’emisfero. Destinazione: Vaca Muerta, la gigantesca formazione di shale oil e gas della Patagonia argentina. Il nuovo arrivato si chiama Harold Hamm, il miliardario che ha contribuito a trasformare il North Dakota in una delle capitali mondiali dello shale. E la scommessa non è esattamente simbolica.

La sua Continental Resources ha raggiunto un accordo per acquisire il 50 per cento di Phoenix Global Resources, creando una joint venture alla pari con Mercuria Energy Group. Piano quinquennale: più di 4 miliardi di dollari di investimenti e produzione da portare dagli attuali oltre 28 mila barili equivalenti al giorno a più di 100 mila. Il portafoglio della nuova creatura arriverà a circa 163 mila acri netti distribuiti in sei blocchi di Vaca Muerta.

Per Hamm, insomma, non è una gita esplorativa. È il tentativo di replicare in Patagonia la rivoluzione americana della fratturazione idraulica e della perforazione orizzontale. Continental era già entrata in Argentina l’anno scorso, comprando attività da Pluspetrol e poi interessi in alcuni blocchi gestiti da Pan American Energy.

Ma il vero segnale politico è forse un altro. Il capitale americano sembra cominciare a credere che Javier Milei non sia soltanto un presidente capace di infiammare i mercati con la motosega. Le sue riforme economiche, la deregulation e la promessa di rendere l’Argentina più amichevole per gli investimenti stanno producendo una cosa molto concreta: assegni sempre più grandi.

Hamm non è solo. All’inizio di agosto Peter Thiel, presidente di Palantir, ha comprato circa l’1 per cento di Vista Energy, uno dei principali produttori di Vaca Muerta, per una somma vicina ai 76 milioni di dollari. Nel frattempo Chevron e altri colossi internazionali stanno aumentando la propria esposizione.

E le dimensioni della torta spiegano l’appetito. Buenos Aires ha recentemente rivisto al rialzo, a 30,17 miliardi di barili, la stima delle risorse petrolifere tecnicamente recuperabili di Vaca Muerta: l’89 per cento in più rispetto alla valutazione del 2013.

Mentre il Wti viaggia intorno agli 86,6 dollari e il Brent sfiora i 94, la Patagonia diventa dunque qualcosa di più di una promessa geologica. È una scommessa industriale, finanziaria e, inevitabilmente, politica. Milei ha aperto la porta. Ora arrivano i miliardari con i camion dei traslochi pieni di dollari.