Alla fine, la previsione è stata rispettata: con ogni probabilità la sospensione del Jones Act per le navi che trasportano carburante verrà estesa a partire dal 16 agosto. E sarà per la terza volta dallo scorso 18 marzo, giorno della prima sospensione poco più di due settimane dopo l’inizio della guerra. Lo ha anticipato il segretario all’energia Chris Wright parlando con i giornalisti nel porto di Brownsville, in Texas. Per Wright la misura sospensiva della legge risalente al 1920 chiamata Merchant Marine Act e promossa per ragioni protezionistiche (il nome comune viene dal primo firmatario, il senatore dello stato di Washington Wesley Jones) è necessaria per muovere le forniture energetiche nel Paese e tenere bassi i prezzi dei carburanti come gas, benzina e gasolio, ma anche dei fertilizzanti chimici utilizzati in agricoltura. Troppo
“La sospensione temporanea del Jones Act è stata un successo” ha detto il responsabile dell’energia dell’amministrazione Trump, che ha aggiunto subito dopo “ci ha aiutato molto per contenere i costi energetici sia nella costa atlantica che in quella pacifica e questa, in sintesi, è l’agenda Trump”. Quindi appare assai probabile che per contenere gli effetti anche politici di un nuovo rialzo dei prezzi che questa nuova estensione ci sarà, un caso senza precedenti di sospensiva del provvedimento che da oltre cent’anni stabilisce che i beni trasportati via mare o via fiume da un porto statunitense all’altro possono essere mossi soltanto da navi battenti bandiera degli States, di proprietà di un armatore col passaporto a stelle e strisce e con marinai autoctoni.
Finora l’esenzione, prevista da una sezione della legge, è stata utilizzata per 196 viaggi, secondo i dati raccolti dalla Maritime Administration. Ma questa volta anche all’interno dell’amministrazione non c’è accordo. Se l’opposizione delle associazioni di categoria dei marittimi non è cosa nuova (la presidente dell’American Maritime Partnership Jennifer Carpenter ha già dichiarato che questa sospensione “non ha raggiunto nessuno dei suoi obiettivi”) questa volta rumoreggiano anche i protezionisti all’interno dell’amministrazione, a cominciare dal consigliere per il commercio estero Peter Navarro e dal direttore dell’Ufficio Budget Russell Vought che potrebbero fare un estremo tentativo di bloccare questa decisione, secondo alcuni retroscena pubblicati sulla stampa statunitense.
Ma anche al Congresso l’opposizione aumenta: l’intera leadership repubblicana alla Camera a cominciare dal presidente della Camera Mike Johnson e dal capogruppo Steve Scalise ha chiesto alla Casa Bianca di darci un taglio con l’esenzione che mette a rischio i posti di lavoro. Anche perché dalla metà di luglio la già citata American Maritime Partnership e un’altra associazione di categoria, l’American Waterways Operator che racchiude i lavoratori fluviali, ha lanciato una campagna per terminare la sospensione della legge. Gli spot vengono trasmessi in stati a prevalente maggioranza repubblicana come Alabama, Florida, Georgia, Kentucky, Louisiana, Mississippi, Ohio e Texas e potrebbero erodere il consenso repubblicano tra le tute blu che nel 2024 avevano convintamente votato per Trump.
C’è anche chi spinge in un’altra direzione in senso compiutamente liberista: nelle scorse settimane il senatore repubblicano dello Utah Mike Lee e il deputato della California Tom McClintock hanno presentato un disegno di legge dal nome eloquente, l’Open America’s Waters Bill, la legge che libera le acque americane per consentire in via definitiva le navi straniere nel trasporto tra i vari scali presenti sul territorio nazionale.
Gli scettici su questa svolta, che probabilmente renderanno improbabile l’approvazione della legge, sono anche insoddisfatti di come l’amministrazione Trump si prepara a camuffare da obiettivo di lungo periodo la riduzione del prezzo del carburante attraverso l’uso di uno strumento improprio, con un think tank di orientamento liberale come il Cato Institute che afferma che gli effetti di questa sospensiva appaiono trascurabili. E gli scontenti rischiano di essere più dei consumatori che rischiano di non percepire nel portafogli la riduzione del costo della benzina.