Il Marocco, la nuova cerniera tra Europa e Africa

Tra mobilità, commercio e investimenti, il Marocco consolida il proprio ruolo strategico nel Mediterraneo. La crescita dei rapporti con l’Italia e la trasformazione infrastrutturale del Paese, accelerata anche dal Mondiale 2030, aprono nuove opportunità per imprese e filiere industriali, mentre lo Stretto di Gibilterra diventa sempre più un corridoio di interdipendenza tra Europa e Africa

Ultimo aggiornamento 25 agosto 2026 - 21:44

A fine agosto il Mediterraneo occidentale torna a misurare la propria capacità di assorbire persone, merci e interessi strategici. Fra il 25 e il 30 agosto Tanger Med, il grande porto marocchino sullo Stretto di Gibilterra, si prepara a uno dei momenti più congestionati dell’Operazione Marhaba, il dispositivo annuale che accompagna gli spostamenti dei marocchini residenti all’estero e degli altri viaggiatori fra il regno e l’Europa. La fase di rientro è iniziata il 16 agosto e proseguirà fino al 15 settembre. Le autorità portuali invitano chi può a evitare i giorni di punta e soprattutto a presentarsi con un biglietto valido, corrispondente esattamente alla data e all’orario della traversata. È un avviso apparentemente amministrativo, ma racconta qualcosa di più della sola gestione dei flussi estivi.

La mobilità fra Marocco ed Europa è ormai una componente strutturale dello spazio mediterraneo. Nei primi due mesi di Marhaba, oltre 2,1 milioni di passeggeri hanno attraversato i cinque porti andalusi coinvolti nell’operazione, con un aumento del 2,7% rispetto allo stesso periodo del 2025. I veicoli sono invece diminuiti dell’1,7%, a quota 545.359. Dietro queste cifre c’è una geografia umana che ogni estate ricompone temporaneamente le due sponde dello Stretto: comunità marocchine stabilmente insediate in Europa, famiglie, lavoratori, turisti e reti economiche che utilizzano il Mediterraneo non come frontiera, ma come corridoio. Tanger Med è il punto nel quale questa dinamica sociale incontra quella geopolitica. La posizione all’imbocco occidentale del Mediterraneo, a ridosso delle rotte fra Atlantico ed Europa, ha trasformato il porto in una delle principali piattaforme logistiche del continente africano. Il suo significato non consiste soltanto nel numero di passeggeri che riesce a movimentare durante l’estate. È la capacità di concentrare traffici marittimi, attività industriali, distribuzione e collegamenti con l’entroterra marocchino e con i mercati europei a rendere Tangeri un’infrastruttura strategica. Il dato forse più interessante arriva infatti dal commercio. Nel 2025 gli scambi fra Italia e Marocco hanno raggiunto 4,75 miliardi di euro, dopo aver toccato quasi 5 miliardi nel 2024. Il rallentamento dell’ultimo anno non cancella la tendenza di fondo. Nei primi quattro mesi del 2026 il commercio bilaterale è sceso del 5%, a 1,541 miliardi, ma le importazioni italiane dal Marocco sono comunque leggermente aumentate, mentre il surplus italiano si è ridotto. Sono numeri che indicano una relazione ancora fortemente asimmetrica, ma inserita in catene produttive sempre più articolate. La struttura degli scambi è particolarmente significativa. Oltre la metà delle esportazioni marocchine verso l’Italia è costituita da mezzi di trasporto, per 926 milioni di euro nel 2025. Seguono prodotti alimentari, bevande e tabacco, oltre a tessili, apparecchiature elettriche e prodotti chimici. Dall’Italia arrivano soprattutto macchinari e attrezzature, prodotti petroliferi raffinati, metalli, tessili, prodotti chimici e componentistica elettrica. Non è quindi soltanto una relazione fra un paese europeo che vende beni industriali e un paese nordafricano che fornisce materie prime o prodotti agricoli. Il Marocco è entrato in una dimensione industriale nella quale il confine fra produzione europea e produzione nordafricana diventa più difficile da tracciare. Qui si trova una delle ragioni dell’interesse italiano per il regno. Alla fine del 2024 lo stock degli investimenti diretti italiani in Marocco aveva raggiunto 1,777 miliardi di euro. Circa 200 imprese italiane operavano nel paese alla fine del 2023, soprattutto nei settori del commercio, della manifattura e delle costruzioni, con 13.838 dipendenti e ricavi complessivi per 1,6 miliardi. Il Marocco viene progressivamente considerato non soltanto come mercato di destinazione, ma come piattaforma dalla quale raggiungere altri mercati africani. La prospettiva del Mondiale di calcio del 2030 aggiunge un ulteriore acceleratore.

Infrastrutture, mobilità, servizi, ospitalità e rigenerazione urbana sono destinati a ricevere investimenti importanti. Per le imprese italiane, la partita non riguarda dunque soltanto la vendita di prodotti al mercato marocchino. Riguarda la possibilità di inserirsi in un ciclo di trasformazione infrastrutturale che può consolidare il Marocco come nodo fra Europa e Africa. Il punto è strategico anche per Rabat. Il regno ha costruito negli ultimi decenni una politica economica fondata sulla diversificazione dei partner, sull’attrazione degli investimenti e sulla trasformazione del territorio in piattaforma logistica. Tanger Med è il simbolo più evidente di questa strategia: non una semplice infrastruttura portuale, ma un dispositivo capace di connettere le rotte globali con la manifattura locale e con i mercati europei. Per l’Italia ciò significa guardare al Marocco con una prospettiva diversa da quella tradizionale, nella quale il Nord Africa appare soprattutto come vicinato meridionale dell’Europa. Il regno può diventare invece una cerniera della politica industriale italiana verso l’Africa. La crescita degli scambi italo-africani va nella stessa direzione: nella prima metà del 2026 il commercio complessivo fra Italia e Africa è salito del 10%, a 30,391 miliardi di euro, con esportazioni italiane in aumento del 17%. In questa cornice, le code di Tanger Med di fine agosto assumono un valore quasi plastico. Mostrano un Mediterraneo nel quale la mobilità delle persone e quella delle merci si sovrappongono, e nel quale la frontiera non coincide più necessariamente con una separazione. Il porto deve gestire contemporaneamente famiglie che rientrano in Europa, automobili cariche di bagagli, catene logistiche internazionali e flussi industriali. La congestione estiva è quindi anche il rovescio della centralità acquisita. Il Marocco oggi è uno dei luoghi nei quali Europa e Africa stanno costruendo una nuova interdipendenza. Tanger Med ne è il molo avanzato: affacciato sullo Stretto, rivolto verso Gibilterra, con un piede nell’Atlantico e l’altro nel Mediterraneo. E l’Italia, attraverso commercio, investimenti e imprese, sta iniziando a occupare una posizione sempre più visibile dentro questa nuova geografia.