Nuova fiammata nel prezzo del cacao, è il doppio rispetto a tre anni fa

Riccardo Illy (Polo del Gusto): "A causa dei conflitti servono strade alternative per petrolio, gas e fertilizzanti. Sull'andamento delle quotazioni pesa l'effetto dei computer, che hanno sostituito l'uomo nelle transazioni"

Ultimo aggiornamento 1 agosto 2026 - 19:27

Trieste – Per un breve periodo i produttori di cioccolato avevano tirato un respiro di sollievo: il picco, immotivato e assurdo, della materia prima, il cacao, schizzato a fine 2024 a 12.600 dollari a  tonnellata, pari a cinque volte al parametro di mercato per anni, era ridisceso fino a 4.000 dollari. Ma un paio di mesi fa è tornato a correre scalando fino a 6.000 dollari. Ora il mercato “è rimasto nervoso: sceso a 5.000 dollari è risalito a 5.500, che è il doppio del prezzo di partenza di tre anni fa”.

E’ la sintesi fatta da Riccardo Illy, presidente del Polo del Gusto. La ragione della nuova fiammata non è imputabile solo alle “piogge torrenziali in Costa d’Avorio – Paese che con il Ghana copre i due terzi della produzione mondiale di cacao – dunque alle ridotte fioriture e quindi a raccolti” ridimensionati con difficoltà nel “trasporto dei lotti dalle piantagioni ai porti imbarco”. Né una diffusa malattia delle piante spiega le montagne russe dei costi.

Illy attribuisce un importante ruolo negativo ai computer, che hanno sostituito gli esseri umani in tante decisioni: “Le oscillazioni che prima erano di decine di dollari ora è normale che siano subito di 4-500 dollari di sbalzo. I computer hanno pregi ma mancano di buon senso, facoltà che solo l’uomo ha”. Incombe su tutto l’annunciato effetto climatico. La Domori, società controllata dal Polo del Gusto, intanto si attrezza: “Abbiamo appena inaugurato il nuovo sito internet che è molto più attraente e più facile da utilizzare. Ci aspettiamo risultati commerciali concreti, ne siamo sicuri”.

Nemmeno 24 ore dall’apertura “e si registrano già nuovi ordini”, puntualizza Illy. E’ possibile una stabilizzazione ma non certo a 2.500 dollari, bensì intorno ai 5.000. Ne discende che “non ci saranno significativi riduzioni dei prezzi del cioccolato, piuttosto i prezzi al consumo resteranno quelli di oggi. Al contrario, i produttori si adeguano limando la percentuale di cacao e aumentando quella del burro di cacao (inodore e insapore) o dei grassi vegetali, ancora meno costosi.

I consumatori invece affrontano la situazione mangiando un po’ meno cioccolato ma di migliore qualità. Non è un caso se il prodotto più venduto di Domori è la tavoletta fondente all’85% e il secondo quella al 100%. Escludendo il prezzo, quello che preoccupa oggi gli imprenditori è il conflitto mediorientale e il possibile allargamento: “Stiamo intaccando le scorte di petrolio, c’è difficoltà ad avere fertilizzanti dal Golfo Persico – sottolinea Illy – dunque petrolio, fertilizzanti e gas dovranno essere importati da altre aree, ma forse sarà necessario anche ridurre i consumi”.