La mossa degli Stati Uniti contro l’import di petrolio russo da parte dell’India rischia di spianare la strada a Pechino. Washington ha imposto alti dazi — fino al 50% — sull’export indiano, giustificandoli come risposta alle importazioni di greggio russo. Ma il risultato potrebbe essere un effetto inatteso: favorire la Cina e la sua economia.
L’India ha raddoppiato in pochi anni le sue forniture di petrolio russo, fino a farle rappresentare quasi il 40% delle importazioni complessive. Questo approvvigionamento a prezzo scontato ha alimentato le sue raffinerie e persino le esportazioni di prodotti petroliferi raffinati. La trasparenza di queste operazioni, però, l’ha resa un bersaglio per Stati Uniti e alleati. Al contrario, la Cina, che acquista quasi la metà del petrolio russo — spesso tramite intermediari o con modalità opache — è rimasta immune da sanzioni dirette e ha anzi consolidato le proprie forniture energetiche.
La conseguenze del diktat americano
Se Nuova Delhi sarà costretta a ridurre queste importazioni, a pagarne il prezzo non sarà soltanto il suo sistema energetico, ma anche l’industria della raffinazione, l’occupazione collegata e la bilancia commerciale. Di contro, la Cina, meno esposta a pressioni di questo tipo, potrebbe acquistare a condizioni ancora più favorevoli il greggio russo rimasto senza acquirenti, rafforzando così la propria sicurezza energetica e la posizione contrattuale con Mosca.
Il legame economico tra Pechino e Mosca è già imponente: nel 2024 gli scambi bilaterali hanno superato i 240 miliardi di dollari, con il petrolio e il gas a fare da pilastri. Per confronto, il commercio tra India e Russia — pur in crescita esponenziale dopo il 2022 — si aggira intorno ai 65 miliardi di dollari, quasi interamente trainato dal greggio. Un divario che riflette non solo il diverso peso delle due economie, ma anche la profondità strategica dell’asse energetico sino-russo.
Questo squilibrio mette in luce una valutazione geopolitica precisa: l’India rimane in parte dipendente dalla tecnologia occidentale e dagli investimenti esteri. La Cina, pur in attrito con Washington, gode di un peso economico e politico tale da rendere rischiosa un’azione punitiva diretta. Penalizzare Pechino avrebbe ricadute potenzialmente destabilizzanti per l’economia globale e le catene di approvvigionamento internazionali.
Va poi ricordato che la dipendenza energetica cinese da rotte marittime vulnerabili, come lo Stretto di Malacca, è da tempo un punto critico. Eppure, proprio la crisi che colpisce l’India potrebbe spingere Pechino a rafforzare ulteriormente i legami con Mosca, assicurandosi approvvigionamenti stabili e a basso costo. Così, mentre l’India rischia una frenata nella sua corsa industriale, la Cina potrebbe consolidare il proprio ruolo di perno energetico e geopolitico dell’Asia.