Petrolio, le raffinerie americane tornano a sorridere

Attesi volumi consistenti di greggio medio-pesante in arrivo da Canada, Venezuela e dall’Opec+

Una raffineria a La Porte, in Texas

Ultimo aggiornamento 22 agosto 2025 - 15:59

I raffinatori statunitensi si preparano a beneficiare di un ritorno atteso di volumi consistenti di greggio medio-pesante in arrivo da Canada, Venezuela e dall’Opec+. Secondo il chief executive di PBF Energy, Matthew Lucey, tra il terzo e il quarto trimestre l’afflusso potrebbe raggiungere i 2–2,5 milioni di barili al giorno, con un effetto diretto sui margini di raffinazione in quanto il greggio più pesante riduce il costo della materia prima e accresce i profitti.

Il mercato si muove in un contesto di recupero dopo mesi di restrizioni. Le sanzioni al Venezuela avevano azzerato circa 200.000 barili al giorno destinati agli Stati Uniti, mentre gli incendi in Canada lo scorso giugno avevano tolto circa 5 milioni di barili di greggio dalle forniture. Con il progressivo rientro di entrambe le situazioni, i grandi operatori americani si attendono un riequilibrio già dall’autunno. Marathon Petroleum segnala primi segnali positivi sul fronte canadese, mentre Chevron ha ripreso a movimentare greggio venezuelano: due petroliere hanno già attraccato ai terminal con carichi di Boscan e Hamaca, segnalando la riattivazione di flussi sotto licenza statunitense.

Parallelamente l’Opec+ ha programmato per settembre un aumento di 547.000 barili al giorno, il secondo dopo quello di agosto, che completerà il ripristino dell’intero incremento previsto nel semestre. Finora il mercato americano ha beneficiato solo marginalmente di questa decisione, ma la maggiore disponibilità di barili mediorientali è attesa nelle prossime settimane, con Valero che ha già riallacciato rapporti storici con i fornitori del Golfo Persico.

Gli effetti si riflettono anche sui differenziali di prezzo: HF Sinclair stima spread tra greggi leggeri e pesanti nell’ordine di 9-10 dollari al barile nel terzo trimestre, in allargamento a 13 dollari nel quarto, con prospettive di ulteriore incremento nel 2026. Per gli operatori americani ciò significa margini più ampi in un contesto di domanda ancora robusta.

Sul versante interno, il mercato californiano resta un caso a parte. La chiusura prevista della raffineria Valero di Benicia (145.000 barili al giorno) entro aprile e quella del sito Phillips 66 di Los Angeles (139.000 barili al giorno) entro fine anno libereranno capacità di assorbimento per il greggio locale, oggi difficile da collocare. Questo spostamento strutturale potrebbe modificare l’equilibrio regionale, rendendo più competitivi i flussi interni rispetto alle importazioni.

Il quadro complessivo appare dunque favorevole per i raffinatori statunitensi. L’arrivo di maggiori volumi di greggio medio-pesante coincide con il periodo di manutenzioni stagionali nella Gulf Coast, riducendo le tensioni di approvvigionamento e migliorando la flessibilità produttiva. Se confermata, la nuova ondata di carichi rappresenterà un elemento di sostegno ai margini del settore downstream americano, che dopo mesi di volatilità torna a intravedere un orizzonte più stabile.