La produzione industriale della Cina ha mostrato tensioni persistenti nel mese di agosto, confermate da un indice ufficiale che resta appena sotto la soglia di crescita. Il Purchasing Managers’ Index (PMI) manifatturiero si è attestato a 49,4, in leggero aumento rispetto al 49,3 di luglio, ma ancora al di sotto del livello 50 che separa espansione e contrazione. È il quinto mese consecutivo in cui il settore registra una flessione, segno di una ripresa ancora debole.
A pesare sul settore sono le difficoltà della domanda interna, i bassi investimenti nel comparto immobiliare, i dazi commerciali statunitensi e una generale incertezza economica. I governi locali affrontano vincoli di bilancio, aggravati dagli effetti di eventi climatici estremi che hanno danneggiato infrastrutture e produzione. A luglio i profitti industriali sono scesi per il terzo mese consecutivo, mentre il credito alle famiglie si è contratto per via del rallentamento del mercato dei mutui. La disoccupazione urbana è salita al 5,2%, in crescita rispetto al mese precedente.
L’andamento dei servizi e delle costruzioni appare meno critico. Il PMI non manifatturiero ha raggiunto quota 50,3, superando la soglia della stagnazione. Il dato composito, che combina manifattura e servizi, ha toccato 50,5, segnando un lieve miglioramento. Gli analisti indicano che l’economia cinese resta dipendente dalla dinamica dell’export, ma risente anche della fragilità della domanda estera. Le esportazioni verso l’Europa e gli Stati Uniti continuano a registrare cali a doppia cifra rispetto allo scorso anno.
Il comparto manifatturiero resta in attesa di segnali più solidi. L’estensione per 90 giorni della tregua commerciale con gli Stati Uniti ha ridotto la pressione su alcuni comparti, ma le tensioni geopolitiche e le incertezze sui rapporti futuri mantengono un atteggiamento cauto tra le imprese. Il clima di sfiducia e la mancanza di nuove commesse impediscono una ripresa stabile della produzione.
Le autorità cinesi hanno adottato misure fiscali mirate e stimoli selettivi per rilanciare l’economia, con particolare attenzione alle infrastrutture e al credito agevolato. La portata di questi interventi, tuttavia, resta limitata rispetto alla dimensione delle sfide strutturali. Gli osservatori ritengono che il governo centrale dovrà valutare ulteriori azioni per sostenere la domanda e stabilizzare l’occupazione nel breve termine.