L’esercito thailandese mostra i muscoli ed elabora i piani di battaglia, nel mezzo della legge marziale decretata in otto distretti di confine con la Cambogia, tornati a ribollire per le tensioni. Una prova di forza per dissuadere Phnom Penh da azioni velleitarie di escalation. Mentre il premier malese Anwar Ibrahim, forte della presidenza di turno dell’Asean, ha chiesto alle parti il “cessate il fuoco immediato” e si è offerto per lavorare a “una mediazione”. Il premier ad interim thailandese, Phumtham Wechayachai, ha avvertito che gli scontri transfrontalieri “potrebbero sfociare in una guerra”, quando gli attacchi incrociati tra i due Paesi sono arrivati al secondo giorno di fila. Le ultime scintille sulle dispute territoriali hanno spinto le forze armate di Bangkok ad attivare una strategia in tre fasi di prontezza alla guerra su vasta scala con il Paese vicino. Il Nikkei Asia ha riferito, in base a diverse fonti militari e di intelligence, che è in piedi il piano ‘Chakrabongse Phuwanat’, con lo schieramento di mezzi terrestri, aerei e navali in caso di ulteriore fiammata degli scontri con l’esercito cambogiano. Il piano, che prende il nome da un principe del XIX secolo noto come il fondatore del moderno esercito thailandese, fa parte della dottrina militare nazionale che prevede l’uso di armi quando il Paese affronta minacce straniere ai propri confini. Dopo due giorni di combattimenti tra i due regni del sudest asiatico, il bilancio in Thailandia è di 15 morti e 46 feriti. Mentre la Cambogia ha citato una vittima e vari feriti. Mentre gli sfollati si stimano essere quasi 200mila. Bangkok ha accusato Phnom Penh di “provocazioni”, inclusi i lanciarazzi BM-21 di progettazione sovietica, valutato come un cambio di passo rispetto alle armi leggere finora usate. Phnom Penh, invece, ha insistito sull’avvio delle ostilità a carico della Thailandia, che ha dispiegato sei caccia F-16 di fabbricazione Usa, uno dei quali ha colpito giovedì due postazioni militari avversarie al confine. La strategia di forza della Thailandia vuole, secondo gli osservatori, mettere in guardia la Cambogia che qualsiasi ulteriore escalation, inclusa la posa di nuove mine nelle aree contese, innescherà una risposta più dura. L’azzardo di Bangkok, che ha una superiorità aerea schiacciante, è alzare la posta per costringere i cambogiani a ritirarsi, secondo la formula dei manuali militari della ‘escalation per la de-escalation’. Per quanto le truppe cambogiane abbiano in passato applicato pressioni transfrontaliere asimmetriche, difficilmente sostenibili a lungo.
L’ultima controversia, esplosa a maggio, riguarda i territori contesi con templi importanti: ha portato alla sospensione della premier thailandese Paetongtarn Shinawatra dopo la telefonata resa pubblica con il ras cambogiano ed ex premier Hun Sen, definito ‘zio’ con “tono sottomesso”, denunciò la stampa thailandese, mandando i militari su tutte le furie. Il capo della diplomazia cinese Wang Yi ha definito gli scontri tra Cambogia e Thailandia “profondamente angoscianti”. Ma ha colto l’occasione per un duro affondo: “La radice del problema risiede nella persistente eredità del colonialismo occidentale, e ora è necessario affrontarlo con calma e gestirlo correttamente”, ha detto Wang, incontrando a Pechino il segretario generale dell’Asean Kao Kim Hourn. Defilato, invece, il ruolo americano, a dispetto di solidi agganci: gli Usa hanno un accordo sulla sicurezza con la Thailandia e il premier cambogiano Hun Manet, figlio di Hun Sen, è stato un cadetto di West Point, l”accademia militare d’élite a stelle e strisce.