A luglio, i nuovi prestiti in yuan erogati dalle banche cinesi hanno subito una contrazione di circa 50 miliardi di yuan, pari a poco più di 7 miliardi di dollari, rispetto al mese precedente. È la prima volta dal luglio 2005 che il dato registra una flessione mensile e il calo più marcato dal dicembre 1999, ben lontano dalle stime che prevedevano un aumento intorno ai 300 miliardi di yuan (oltre 41 miliardi di dollari).
Il confronto con giugno è netto: nel mese precedente, il sistema bancario aveva concesso finanziamenti per 2.240 miliardi di yuan, oltre 312 miliardi di dollari, beneficiando della spinta di fine trimestre e di alcune misure di stimolo mirate. A metà anno, il totale dei prestiti erogati si è attestato a 12.870 miliardi di yuan, leggermente al di sotto del livello di fine giugno e inferiore ai 13.530 miliardi dello stesso periodo del 2024. La frenata di luglio è frutto di una combinazione di fattori strutturali e congiunturali. Il rallentamento della domanda di credito riflette un contesto economico segnato da un settore immobiliare in crisi, da un calo delle esportazioni e da un sentiment debole sia tra le imprese sia tra i consumatori. Le famiglie rinviano investimenti e acquisti di grande entità, mentre le aziende riducono l’esposizione al debito, temendo margini in contrazione e un peggioramento della domanda interna.
Anche sul fronte del credito al consumo le difficoltà sono evidenti. Nonostante i tassi di interesse ai minimi, intorno al 3%, e campagne promozionali per favorire mutui e prestiti personali, gli istituti di credito si mostrano più prudenti, soprattutto dopo l’aumento dei prestiti problematici, saliti a oltre 74 miliardi di yuan nei primi mesi dell’anno. La banca centrale cinese mantiene una linea monetaria accomodante, sostenendo la liquidità del sistema e lasciando invariati i tassi di riferimento. Ma l’attenzione si concentra sempre più su interventi mirati, in particolare nel comparto immobiliare e nei consumi strategici, nel tentativo di riattivare la circolazione del credito senza compromettere ulteriormente la solidità del settore bancario.