Le sanzioni a Teheran penalizzano l’export italiano, persi quasi due miliardi di euro all’anno

Per le imprese genovesi l’Iran rappresentava nel 2008 un terzo delle vendite internazionali

La vetrina di un negozio di abbigliamento a Bandar Abbas, in Iran

Ultimo aggiornamento 27 agosto 2026 - 15:53

La guerra delle sanzioni contro l’Iran e i suoi partner commerciali, lanciata dagli Stati Uniti e inasprita dalle recenti dichiarazioni del Segretario al tesoro Scott Bessent, ha un grosso impatto sull’economia italiana, che all’interno dell’Unione europea era uno dei principali partner di Teheran.

Anche escludendo l’import di greggio, che per il nostro paese fino al 2010 era superiore ai 4 miliardi di euro e oggi è bloccato, le esportazioni italiane erano seconde soltanto a quelle della Germania, oltre 2 miliardi di euro. Nel 2025 questa cifra si era ridotta a 539 milioni di euro (e l’import a poco più di 100 milioni) e nel primo trimestre del 2026 il flusso si è ulteriormente dimezzato (da 106 milioni di export nei primi tre mesi 2025 a 54 milioni nello stesso periodo 2026). Per le imprese genovesi, per fare un esempio, l’Iran nel 2008 rappresentava ben un terzo delle transazioni complessive in esportazione, oggi queste sono quasi a zero.

Esistono ancora prodotti esclusi dalle sanzioni soprattutto per motivi umanitari, come medicale, certi tipi di macchinari, ricambistica e materie plastiche, come spiega la Camera di Commercio di Genova, che però devono seguire percorsi tortuosi per muoversi. Il trasporto marittimo fra i due Paesi, che passava soprattutto dalle navi della compagnia iraniana Irisl e dal porto di Genova, non c’è più da tempo. «Dal 2016 non arrivano più navi in Italia», conferma Augusto Cosulich, che rappresentava la Irisl nel nostro Paese. Secondo il presidente di Fedespedi, Alessandro Pitto, è possibile che il medicale si muova soprattutto per la via aerea, mentre i macchinari seguano i percorsi terrestri.

«Il problema fondamentale – spiega ancora una nota della Camera genovese – per le imprese, a parte le sanzioni, è l’isolamento finanziario globale». Anche per i prodotti non sanzionati utilizzare i dollari è un rischio se non si conosce bene l’interlocutore. «Qualunque banca in Italia – afferma ancora Cosulich – non vuole neanche sentire nominare l’Iran». «L’Iran – conferma Marco Toffolutti, presidente dell’International business group di Confindustria Genova – è isolato finanziariamente da anni». Secondo Toffolutti «questo isolamento sta spingendo molto la moneta cinese come alternativa internazionale, anche se ci vorranno decenni per sostituire il dollaro».

Per i pagamenti i compratori iraniani si affidano a intermediari con sede in giurisdizioni terze, principalmente Emirati Arabi Uniti, Turchia, Oman o Cina e sono proprio questi Paesi che gli Stati Uniti minacciano di colpire con le misure annunciate ieri. A essere nel mirino, secondo Alessandro Pitto, visto che le sanzioni hanno già abbattuto l’import-export, è soprattutto il sistema dei pedaggi marittimi a Hormuz: «Si vuole colpire chi paga le Autorità iraniane che riscuotono i pedaggi, come ad esempio la Pgsa, quindi soprattutto la Cina».

Gli effetti nazionali ricadono anche su Liguria e Genova. «Nella Camera di Commercio di Genova – dice il presidente Luigi Attanasio – sono presenti due società, Irasco e Mapna, che erano attive con l’Iran, ma dal principio dello scorso anno è tutto congelato. Scambi che erano importanti oggi sono inesistenti». Basti pensare che nel 2008 un terzo dei documenti per l’estero emessi dall’ufficio camerale genovese (quindi quelli relativi alle imprese del territorio) avevano destinazione proprio l’Iran, mentre oggi si sono quasi azzerati: 37 nel 2024, 20 nel 2025, soltanto 3 finora nel 2026.

Per Giampaolo Botta, direttore generale di Spediporto, «le nuove sanzioni statunitensi contro l’Iran intervengono in una fase già estremamente delicata per il commercio internazionale. Per il sistema logistico il problema non riguarda soltanto la possibile riduzione dell’offerta di petrolio, ma il più ampio clima di incertezza che si determina lungo le principali rotte marittime».