Spedizionieri, corsa ai magazzini. In Italia è boom di investimenti

Il Politecnico di Milano: le immobilizzazioni sono aumentate del 59 per cento in sei anni. Pitto (Fedespedi): "Nel settore è in corso una profonda trasformazione strutturale"

Un centro logistico in costruzione (foto d'archivio)

Ultimo aggiornamento 17 agosto 2026 - 18:28

Il ruolo degli spedizionieri si sta estendendo e incide sul mercato della logistica. Accanto alla fornitura di servizi, l’attività della case di spedizione sempre più orientata alla verticalizzazione le sta trasformando in aziende capital intensive, in particolare come operatori logistici in proprio. Lo confermano i dati dell’Osservatorio Contract logistics “Gino Marchet” del Politecnico di Milano. Dal 2019 a oggi le immobilizzazioni da parte degli spedizionieri italiani monitorati, circa 1.950, sono aumentate del 59 per cento. In questa cifra sono comprese dotazioni software, operazioni di merger and acquisition, ma soprattutto l’acquisto di strutture logistiche e magazzini. Una corsa alle aree di stoccaggio che ha portato a un aumento di prezzi e canoni di affitto almeno fino allo scorso anno e, come testimoniano gli stessi operatori, a una gara che ha reso più difficile trovare infrastrutture disponibili.

Il trend osservato rappresenta una risposta a quanto sta avvenendo anche in altri ambiti della supply chain: i grandi operatori dei trasporti hanno via via ampliato il loro raggio d’azione dal mare a terra o viceversa (ma anche gli shipper, tradizionali clienti degli spedizionieri: un esempio particolarmente eclatante è la compagnia marittima Tailwind della catena della grande distribuzione Lidl), finendo per sconfinare anche nella fornitura dei servizi logistici, andando a fare concorrenza ai tradizionali fornitori. E questi a loro volta si stanno attrezzando per non restare indietro, con forti investimenti sia in infrastrutture sia in società controllate. Sono interessanti in questo senso i dati dell’Osservatorio Marchet. L’andamento del fatturato degli spedizionieri italiani (o aventi sede in Italia) ha mostrato negli ultimi anni un andamento variabile, passando da circa 15,5 miliardi di euro nel 2019 a 27,6 miliardi nel 2022, per riassestarsi intorno ai 20 miliardi negli anni successivi.

Questo andamento è imputabile essenzialmente a una componente di costo (in particolare variazione dei noli marittimi e aerei internazionali) più che a una riduzione del volume di affari, come testimonia l’andamento all’incirca costante delle marginalità, che presenta lievi variazioni intorno al 6 per cento negli ultimi anni (rapporto Ebitda/Fatturato medio degli ultimi tre anni per gli spedizionieri con almeno 5 milioni di euro di fatturato: 5,9 per cento).

«Gli spedizionieri italiani – affermano Damiano Frosi e Paolo Giacobbe, rispettivamente direttore e ricercatore dell’Osservatorio Gino Marchet – hanno vissuto negli ultimi anni un periodo di importanti investimenti. Considerando i Top 100 per fatturato degli spedizionieri operanti in Italia, si riscontra un aumento delle immobilizzazioni del 59 per cento dal 2019 a oggi». Spiegano ancora i due esperti: «Questo trend è imputabile sia a una maggiore strutturazione delle aziende di spedizione, che sempre più spesso si dotano di capacità logistica (magazzini), rendendo più sfumato il confine con gli operatori di logistica integrata – lo testimonia il trend di crescita dei dipendenti diretti degli spedizionieri del 19,9% negli ultimi 5 anni considerati, un andamento in linea con i principali operatori logistici del settore – sia a un aumento delle operazioni straordinarie (M&A) che riguardano questa categoria».

I dati mostrano che su 263 operazioni di M&A mappate dall’Osservatorio, che riguardano aziende di logistica italiane o con sede in Italia (azienda acquirente e/o acquisita italiana o avente sede in Italia), dal 2015 a fine 2025, 86 riguardano operazioni di logistica internazionale, di cui un numero considerevole, 42, fa riferimento a spedizionieri. «Le ragioni di questo trend – affermano Frosi e Giacobbe – riguardano un ampliamento del network internazionale delle aziende di spedizione, che nel caso dei grandi operatori di trasporto internazionale si spinge sempre più spesso verso la fornitura di soluzioni end-to-end, e la crescente centralità per il sistema imprenditoriale di operatori qualificati nella gestione dei processi di spedizione e delle operazioni di import export (per esempio per supportare le aziende nelle sempre più complicate operazioni doganali in un contesto di mutevoli politiche tariffarie)».

L’analisi accademica è confermata dagli operatori attivi sul campo: «I numeri in questione – afferma il presidente di Fedespedi, Alessandro Pitto – confermano la grande dinamicità del settore delle spedizioni internazionali, cui il nostro paese non si sottrae. Le imprese di spedizione e logistica italiane stanno investendo sempre più in immobilizzazioni; questo fenomeno riflette una profonda trasformazione strutturale del settore: le aziende si stanno evolvendo da un modello di business basato sulla sola intermediazione a un modello che prevede il controllo e la gestione di strutture logistiche e tecnologie».

Dove finiscono gli investimenti? Afferma ancora Pitto: «L’aumento degli investimenti si concentra principalmente su: immobilizzazione materiali, intese come real estate, magazzini, rinnovamento e ampliamento delle flotte e automazione di magazzino; immobilizzazioni immateriali, che si traducono sostanzialmente in investimenti per acquisto e sviluppo di software, con un marcato accento sull’interoperabilità dei sistemi e sulle prime applicazioni di IA; operazioni di M&A, finalizzate non solo alla mera crescita dimensionale, ma soprattutto all’acquisto di un patrimonio di conoscenze, professionalità, accesso a network internazionali, ingresso in mercati di nicchia».

Conclude il presidente di Fedespedi: «Quello che si osserva è che, in generale, per le imprese di spedizione, sta aumentando in maniera costante l’intensità di capitale necessaria a sostenere e far crescere il business, sia con riferimento agli investimenti ma anche al capitale circolante, sempre più soggetto alle repentine oscillazioni del mercato dei noli. Una adeguata patrimonializzazione sarà sempre più un requisito imprescindibile per ogni impresa di spedizioni internazionali, non solo per traguardare obiettivi di sviluppo, ma anche per sostenere in maniera adeguata il proprio business day to day. Per questo, ritengo assolutamente virtuoso e necessario che le aziende seguano un percorso di crescita dimensionale, per vie interne o esterne, che le metta in condizione di disporre delle risorse finanziarie, manageriali, organizzative e professionali per affrontare le sfide del settore».