La Cina continua a esercitare una posizione dominante nel mercato globale degli elementi delle terre rare (REE), risorse fondamentali per una vasta gamma di tecnologie moderne, dalla produzione di veicoli elettrici e turbine eoliche alla realizzazione di dispositivi elettronici avanzati e sistemi di difesa.
Nel 2024, la Cina ha estratto circa il 69,2% della produzione mondiale di REE, con una quota di 270.000 tonnellate di ossido equivalente (REO), secondo i dati del Geological Survey statunitense (USGS). L’ossido equivalente è una misura che consente di confrontare la quantità di diversi elementi delle terre rare in termini di ossidi, standardizzando la valutazione della produzione complessiva indipendentemente dal tipo specifico di REE presente.
Questa cifra è significativamente superiore a quella degli Stati Uniti, che nello stesso anno hanno prodotto circa 45.000 tonnellate di REE.
Oltre alla produzione, la Cina detiene anche una quota preponderante nel settore della raffinazione e separazione dei REE. Secondo l’Atlantic Council, Pechino controlla circa il 90% della capacità di raffinazione, consolidando ulteriormente la sua influenza sull’intera catena di approvvigionamento. Questa posizione le consente di esercitare un notevole potere di mercato, influenzando i prezzi e la disponibilità a livello globale.
Recentemente, la Cina ha adottato misure per rafforzare ulteriormente il suo controllo sul mercato dei REE. Il 4 aprile 2025, il Ministero del Commercio cinese ha imposto restrizioni all’esportazione di sette REE e magneti, elementi cruciali per settori strategici come la difesa, l’energia e l’automotive. Tali restrizioni richiedono alle aziende straniere di ottenere licenze speciali per esportare questi materiali, creando incertezze e potenziali interruzioni nelle catene di approvvigionamento globali.
Le implicazioni di queste politiche sono significative. Le restrizioni all’esportazione possono influenzare negativamente le industrie che dipendono dai REE, come quella automobilistica, che utilizza magneti permanenti nei motori elettrici. Inoltre, la concentrazione della produzione e raffinazione in Cina crea vulnerabilità per altri paesi, che potrebbero trovarsi in difficoltà in caso di ulteriori restrizioni o interruzioni.
In risposta a questa situazione, diverse nazioni stanno cercando di diversificare le loro fonti di approvvigionamento di REE. Ad esempio, l’India sta esplorando partnership con aziende giapponesi e sudcoreane per avviare la produzione commerciale di magneti a base di terre rare, al fine di ridurre la dipendenza dalla Cina. Tuttavia, la mancanza di infrastrutture per la raffinazione e separazione dei REE in questi paesi rappresenta una sfida significativa.
Anche gli Stati Uniti stanno cercando di rafforzare la loro capacità interna di produzione di REE. Il governo statunitense ha proposto un finanziamento di quasi 1 miliardo di dollari per lo sviluppo di minerali e materiali critici, inclusi i REE, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dalle forniture estere e migliorare la sicurezza nazionale. E sotto la presidenza di Donald Trump, Washington sta mostrando un particolare (e politicamente scomposto) interesse per le risorse di terre rare della Groenlandia, considerata strategica per la sicurezza e la competitività industriale americana, a dimostrazione della crescente attenzione geopolitica verso queste materie prime.