Via della Seta, Pechino è in ritardo. Ferrovie del Pakistan in difficoltà

Il programma di finanziamenti lanciato da Xi nel 2013 ha cambiato pelle, trascurata la logistica

Un treno in Pakistan

Ultimo aggiornamento 24 agosto 2025 - 09:53

La Banca asiatica di sviluppo (Adb, Asian development bank, di cui anche l’Italia fa parte) aiuterà il Pakistan a sviluppare il proprio sistema ferroviario con un finanziamento da 2 miliardi di euro. L’intervento della Adb si è reso necessario a causa del venir meno del promesso sostegno della Cina. Pechino nel 2015 si era impegnata a investire 60 miliardi di dollari per modernizzare 1.800 chilometri di binari pakistani, ma da allora non è stato neanche definito un pacchetto di finanziamenti.

Nel 2013 Xi Jinping ha lanciato la Nuova via della seta, in origine un programma infrastrutturale da mille miliardi di dollari per collegare la Cina con l’Europa non soltanto via nave, ma anche via terra, successivamente esteso anche a altre parti del globo. Obiettivo: favorire l’esportazione delle merci cinesi verso il principale mercato di consumatori del mondo. Dopo un periodo di forti investimenti da oltre 100 miliardi di dollari l’anno, fra il 2019 e il 2022 il flusso di denaro cinese verso i paesi partner di quella che ufficialmente Pechino chiama Belt and road initiative (Bri) si era drasticamente ridotto, quasi dimezzandosi, per poi riprendere negli ultimi due anni.

Ma nel frattempo il programma sembra essersi profondamente trasformato, complici anche i rivolgimenti internazionali che si stanno susseguendo. I rapporti commerciali fra Cina e Europa, pur rimanendo forti, risentono sia del conflitto commerciale fra Pechino e Washington, sia della polarizzazione geopolitica dovuta all’invasione russa dell’Ucraina, che ha creato una spaccatura anche fisica nei collegamenti fra Oriente e Occidente del continente eurasiatico.

Una ricerca mostra che nella prima metà del 2025 gli investimenti nella Bri hanno raggiunto un livello record, ma i progetti finanziati sono completamente diversi rispetto al core business dichiarato nel 2013 da Xi: le infrastrutture per i trasporti hanno visto un crollo della loro quota, passando dal 28 per cento nel 2018, al 17,7 per cento nel 2023 al 7,2 per cento nel 2025, il livello più basso da quando esiste la Bri. Nel frattempo sono aumentati gli investimenti in progetti per l’energia (il 38,9 per cento del totale, +20 miliardi di dollari nella prima metà del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024), per il settore minerario (il 20,4 per cento, +14,7 miliardi) e per l’innovazione tecnologica (13,9 per cento, +9,9 miliardi).

Anche la destinazione degli aiuti ha cambiato direzione. Oltre ai paesi dell’Asia centrale vicini geograficamente alla Cina, che rimangono quella principale, i flussi sono cresciuti verso Africa, America del Sud e Asia sud-orientale. Il collegamento con i paesi dell’Asia centrale, che originariamente doveva essere il primo passo verso l’Europa occidentale, è diventato strategico in sé in vista di un irrigidirsi del conflitto commerciale con gli Stati Uniti: le infrastrutture potranno infatti essere utilizzate per rifornirsi di materie prime via terra da regioni che ne sono ricche nel caso in cui i trasporti marittimi venissero colpiti più severamente dalle sanzioni.

A farne le spese sono i progetti non più funzionali al nuovo scenario, come nel caso delle ferrovie del Pakistan. La banca Adb è in trattative avanzate per gestire il finanziamento da 2 miliardi di dollari per l’ammodernamento di un tratto di 500 chilometri della linea ferroviaria da Karachi a Rohri, nel sud del Paese, che in precedenza faceva parte del progetto cinese. L’ammodernamento è diventato urgente, hanno detto due fonti a Reuters, poiché è necessario per trasportare il minerale di rame dalla miniera di Reko Diq, attualmente in fase di sviluppo da parte della canadese Barrick Mining Corp.