Sempre più batterie, poca ricarica. È il paradosso delle auto elettriche

Mentre cresce il numero di veicoli elettrici, i costi di ricarica stanno diventando comparabili, se non superiori, ai costi del carburante tradizionale, in particolare in Europa e negli Stati Uniti

Ultimo aggiornamento 8 agosto 2025 - 16:21

Crescita sì, ma non omogenea. L’edizione 2025 dell’Electric Vehicle Outlook di Bloomberg fotografa un mondo in cui la mobilità elettrica continua a progredire, ma con andamenti differenziati a seconda delle aree geografiche. A livello globale, il numero di veicoli elettrici venduti è destinato a salire del 25% rispetto al 2024, arrivando a quota 22 milioni di unità entro la fine dell’anno. Un incremento che, pur significativo, risente di dinamiche divergenti: la Cina mantiene un ritmo sostenuto, grazie a un’industria solida, auto elettriche più economiche rispetto alla concorrenza tradizionale e competizione interna spinta da marchi sempre più forti come BYD. Al contrario, negli Stati Uniti il mercato registra un notevole rallentamento, causato (in parte) dall’incertezza normativa e dal ritiro di alcuni incentivi statali. Secondo le previsioni più aggiornate, entro il 2030 le vendite annuali globali di veicoli elettrici – che comprendono sia i full electric (Bev) che gli ibridi plug-in (Phev) – potrebbero raggiungere i 39 milioni. Tuttavia, se si guarda al mercato statunitense, le stime sono riviste al ribasso: si prevede ora che nel 2030 gli Ev rappresenteranno il 27% delle vendite di nuove auto, ben lontano dal 48% atteso nelle precedenti edizioni del rapporto. Una frenata che preoccupa, non solo per i ritardi nella transizione energetica, ma anche per le conseguenze che può avere sulla filiera industriale e sulla capacità di ridurre le emissioni di CO₂ nel settore dei trasporti.

La Cina, nel frattempo, consolida la sua posizione di leadership: nel 2024, oltre il 60% degli Ev venduti a livello mondiale era prodotto nel paese asiatico. La combinazione di politiche industriali mirate, economie di scala e innovazione nelle batterie ha permesso a Pechino di rendere i propri veicoli non solo competitivi in patria, ma anche pronti per l’export. La guerra dei prezzi in corso, soprattutto nel segmento delle auto elettriche compatte, rende difficile per altri paesi tenere il passo, soprattutto in assenza di politiche coordinate. Dal punto di vista tecnologico, la produzione globale di batterie agli ioni di litio continua a espandersi: entro fine 2025 si prevede una capacità produttiva di circa 3,8 TWh, più del doppio della domanda effettiva prevista. Uno squilibrio che potrebbe abbassare ulteriormente i prezzi delle batterie, ma che segnala anche un rischio di sovraccapacità in un settore ancora in forte assestamento. L’attenzione si sta ora spostando sulle batterie allo stato solido, con la Cina che ha già annunciato piani per una capacità produttiva di 700 GWh, anche se la tecnologia non è ancora matura per la produzione su larga scala.

Il tema delle infrastrutture, in questo scenario, rimane cruciale. Mentre cresce il numero di veicoli elettrici, i costi di ricarica stanno diventando comparabili, se non superiori, ai costi del carburante tradizionale, in particolare in Europa e negli Stati Uniti. Un fattore che potrebbe compromettere uno dei principali argomenti economici a favore dell’elettrico: la convenienza nella gestione quotidiana. Non solo: la disomogeneità nella distribuzione delle stazioni di ricarica resta un freno alla diffusione di massa, soprattutto fuori dai grandi centri urbani. Dal punto di vista energetico, la diffusione dei veicoli elettrici influenzerà sempre più la domanda globale di elettricità: tra il 2025 e il 2030, il fabbisogno energetico del settore trasporti è destinato a più che raddoppiare. Parallelamente, si avvicina il picco della domanda globale di petrolio per il trasporto su gomma, previsto intorno al 2029. La spinta verso l’elettrico contribuisce in modo significativo alla decarbonizzazione, ma secondo Bloomberg, con i trend attuali non sarà sufficiente per raggiungere gli obiettivi climatici di lungo termine. Il rapporto propone due scenari distinti. Il primo, detto Economic Transition Scenario, si basa sulle dinamiche economiche e tecnologiche attuali, senza ulteriori interventi normativi. In questo contesto, la penetrazione dell’elettrico prosegue, ma non abbastanza da garantire l’azzeramento delle emissioni entro il 2050.

Una nave BYD

 

Il secondo, più ambizioso, è il Net Zero Scenario, che prevede un’accelerazione drastica: stop alla vendita di auto a combustione entro il 2038 e adozione massiccia di veicoli a zero emissioni. Ma, per rendere questo scenario realistico, servono politiche pubbliche più incisive, investimenti strategici e incentivi mirati. Anche l’Europa e l’Italia si trovano davanti a un bivio. Mentre alcuni paesi spingono sull’acceleratore con piani ambiziosi, altri faticano a tenere il passo, frenati da incertezze regolatorie, infrastrutture ancora carenti e costi elevati per l’utente finale. Nel nostro paese, strumenti come il Pnrr e i fondi europei potrebbero rappresentare una leva importante, ma solo se accompagnati da una visione chiara e da una continuità delle politiche di incentivo. Il 2025 si configura, insomma, come un anno di svolta. La mobilità elettrica è ormai una realtà consolidata in molte parti del mondo, ma la sua traiettoria futura non è affatto garantita.

Intanto, le vendite di auto elettriche Tesla sono crollate nel secondo trimestre, mentre il boicottaggio dovuto alle opinioni politiche di Elon Musk continua a tenere lontani gli acquirenti: uno sviluppo significativo considerando che ci si aspettava che l’ira nei confronti del ceo miliardario dell’azienda fosse ormai svanita. L’azienda ha registrato un calo delle vendite del 13%, un altro segnale che l’appoggio di Musk al presidente degli Stati Uniti Donald Trump e ai politici di estrema destra in Europa ha avuto un impatto profondo e duraturo sul fascino del marchio Tesla. Nei primi tre mesi di quest’anno, l’utile netto è sceso del 71%. Le vendite sono scese a 384.122 unità tra aprile e giugno, rispetto alle 443.956 dello stesso periodo dello scorso anno.