Emissioni: gli Stati Uniti dicono no al piano Net-Zero dell’Imo

Il Canada, alcuni Stati dell’UE e le isole del Pacifico lamentano che senza un meccanismo condiviso e solidale, la transizione energetica rischia di restare un lusso per pochi

Una nave lascia il porto di Oakland

Ultimo aggiornamento 13 agosto 2025 - 10:43

Gli Stati Uniti hanno rispedito al mittente il piano “Net-Zero Framework” proposto dall’Organizzazione Marittima Internazionale (Imo), scatenando inevitabili tensioni diplomatiche in vista della votazione di ottobre. La posizione dell’amministrazione Trump è chiara e condivisa dai vertici: Segretari di Stato, Commercio, Energia e Trasporti – Marco Rubio, Howard Lutnick, Chris Wright e Sean Duffy – firmano una dichiarazione congiunta che non lascia spazio a interpretazioni ambigue. Il framework, si legge, sarebbe un fardello ingiusto per i consumatori, le compagnie marittime e turistiche statunitensi, e merita una battuta d’arresto senza se e senza ma.

Il piano dell’Imo, concepito per entrare in vigore tra il 2027 e il 2028, prevede l’introduzione del primo sistema globale di prezzo del carbonio nel settore marittimo. Le navi che superano soglie di emissioni dovranno pagare tra 100 e 380 dollari per tonnellata di CO₂ in eccesso, alimentando un fondo che finanzierà l’adozione di combustibili più puliti, lo sviluppo di infrastrutture e il sostegno ai paesi vulnerabili. Una vittoria diplomatico-ambientale, già approvata ad aprile con il voto favorevole di 63 nazioni – tra cui Cina, Brasile e UE – nonostante il voto contrario da parte di altri membri, tra cui Arabia Saudita e Russia. La decisione finale slitterà a ottobre, ma per essere approvata servirà un voto qualificato pari a due terzi dei paesi ratificanti.

Washington, dal canto suo, ha abbandonato i negoziati in aprile e invita gli alleati a seguirne le orme. Ancor di più: minaccia ritorsioni verso i paesi che sosterranno il piano. I dazi, storico strumento di pressione della Casa Bianca, tornano sempre utili nei momenti topici. Il rischio paventato per il settore marittimo mondiale è tangibile: in un momento in cui la logistica globale fatica a trovare equilibrio, spingere costi aggiuntivi sugli operatori potrebbe tradursi in rincari diretti su beni e viaggi. Ma il governo statunitense evade la questione ambientale, pur riconoscendone l’importanza, e sottolinea: non si può imporre un “caro pedaggio” senza preavviso né alternative economicamente sostenibili.

Il Canada, alcuni Stati dell’UE e le isole del Pacifico lamentano che senza un meccanismo condiviso e solidale, la transizione energetica rischia di restare un lusso per pochi. Dal canto suo, l’industria navale globale intende puntare su incentivi economici e soluzioni scalabili più che su penalità rigide. In tutto ciò, il voto di ottobre potrebbe diventare un banco di prova per l’equilibrio tra emergenza climatica e sostenibilità economica, tra leadership globale e protezionismo nazionale. Quel che è certo è che il “Net-Zero Framework” non resterà silente fino all’ultimo minuto utile.