Energia nucleare in navigazione. Da Long Beach a Rotterdam riparte la sfida dei mini-reattori

Accordo in Usa per sviluppare questa tecnologia, studio di fattibilità in Europa. Petri (Assoporti): "Tema nella legge delega del governo. Discutiamone a Genova"

L’unità sperimentale della BlueCore nel porto di Long Beach

Ultimo aggiornamento 2 agosto 2026 - 21:25

Il porto di Long Beach è diventato il primo scalo negli Stati Uniti a firmare un memorandum di cooperazione con la Maritime Administration (Marad) del Dipartimento dei Trasporti, per promuovere lo sviluppo della tecnologia dei mini reattori modulari (Smr) destinati ad alimentare navi commerciali, porti e altre infrastrutture marittime.

La Marad aveva lanciato lo scorso maggio un’iniziativa per sviluppare reattori modulari Smr da impiegare nel trasporto marittimo commerciale, invitando soggetti innovatori e aziende del settore a contribuire allo sviluppo di un modello di Smr capace di «rilanciare la cantieristica navale statunitense, ridurre i costi e garantire la supremazia energetica». Il tema della maritime dominance, come noto, è centrale nell’amministrazione targata Donald Trump, e ha l’obiettivo di riportare gli Stati Uniti al centro dell’arena in cui si gioca la competizione sui traffici mercantili globali. A differenza però del controllo delle rotte, o della tecnologia navalmeccanica – dove la missione è ricostruire comparti industriali letteralmente prosciugatisi nel corso dei decenni – sul tema delle energie alternative gli Usa possono giocare ad armi pari con Europa ed Estremo Oriente, e specialmente sul possibile sviluppo delle navi nucleari.

Infatti, benché il tema dei mini Smr ponga ancora anni di studio, è tuttavia noto come l’Organizzazione marittima internazionale (Imo, il braccio blu dell’Onu che regola la navigazione internazionale) abbia come data limite il 2030 per la pubblicazione di un nuovo Codice per la navigazione nucleare, e le maggiori compagnie di shipping abbiano mostrato interesse in questo senso. Basti pensare che due anni fa la Maersk, seconda società al mondo per trasporto container, si è consorziata con il Lloyd’s Register e Core Power per lo studio di reattori Smr a sali fusi. A giugno di quest’anno, questa alleanza ha presentato insieme alla locale Autorità portuale uno studio di fattibilità per accogliere navi nucleari nel porto di Rotterdam, il maggiore scalo europeo.

Il fatto che a cogliere l’iniziativa “nuclearista” dell’amministrazione Trump sia proprio Long Beach, uno dei porti-guida nelle politiche di riduzione di impatto ambientale (con un codice ad hoc adottato oltre 20 anni fa e il cold ironing disponibile in banchina dal 2008) rappresenta con evidenza un certificato di autorevolezza per questo tipo di tecnologia. È pur vero che questo è uno dei primi accordi siglati da Noel Hachegaba, da pochi mesi nuovo amministratore delegato del porto, successore di quel Mario Cordero che non ha mai fatto mistero delle sue simpatie democratiche e che ha fortemente contribuito alla matrice green del porto di Long Beach. Ma Hachegaba è tutt’altro che un paracadutato, essendo stato per anni il direttore operativo di Cordero.

In base all’accordo, il porto di Long Beach e la Maritime Administration collaboreranno con la Guardia Costiera statunitense, il Dipartimento dell’Energia e la Nuclear Regulatory Commission per definire i protocolli operativi, gli standard di sicurezza e le procedure di ispezione necessari a garantire l’arrivo e la manutenzione in sicurezza delle navi alimentate da Smr nei porti Usa, nonché per sviluppare e condividere ulteriori migliori pratiche. L’accordo non è vincolante e non impegna le parti a finanziamenti, decisioni di approvvigionamento o all’adozione di specifiche tecnologie.

Il patto con la Maritime Administration integra anche il nuovo contratto di locazione stipulato con BlueCore Energy, una società sviluppatrice Smr raffreddati ad acqua, progettati per operare su chiatte galleggianti e fornire energia direttamente a porti, infrastrutture critiche e sistemi di propulsione per navi cargo. Ormeggiata al terminal, c’è già la chiatta sperimentale. «Guidato dalla nostra visione per il 2050 – spiega Hacegaba – il porto di Long Beach si sta preparando per un futuro caratterizzato dall’elettrificazione, dalla crescente domanda di energia e dalla transizione verso operazioni a zero emissioni, aspetti che richiederanno centinaia di megawatt di energia».

Al netto del fatto che oggi tra sottomarini, navi spaccaghiaccio e unità militari sono già circa 150 le navi alimentate a propulsione nucleare, è evidente come nei principali porti globali l’attenzione stia crescendo verso un reale sviluppo del nucleare nella navigazione mercantile: il tema è sempre quello caro alla tecnologia, ossia la miniaturizzazione degli impianti. L’Italia non è avulsa dal dibattito: dal 2023 esiste un’alleanza tra Rina, Fincantieri e Newcleo che studia la fattibilità della propulsione nucleare (il Rina aveva sviluppato anche uno studio specifico per i super-yacht) e «la questione – spiega Roberto Petri, presidente di Assoporti – è oggetto di discussione nel quadro della legge delega del governo sul nucleare sostenibile, recentemente approvato in prima lettura alla Camera e ora all’esame del Senato». Nell’articolato c’è il riferimento alla navigazione a propulsione nucleare, di cui vanno disciplinati i profili abilitativi, di sicurezza, di utilizzo e di dismissione delle relative applicazioni.

«Personalmente, ed è corretto anticiparlo – commenta Petri – sono tra quelle persone che hanno sempre sostenuto la validità dell’opzione nucleare come fonte di energia. Si tratta di un tema delicato, perché nella nostra memoria abbiamo sempre presente il disastro di Chernobyl. È però vero che quel disastro fu dovuto, come si seppe in seguito, all’obsolescenza degli impianti e a un cattivo stato di manutenzione della centrale. Da allora, e ormai parliamo di oltre 40 anni fa, i progressi e la sicurezza hanno fatto passi da gigante. Lo sviluppo dei mini-reattori ha tra l’altro una ragion d’essere particolarmente valida per la navigazione, ambito dove le fonti di approvvigionamento energetico rinnovabile sono più limitate che a terra. Per questo, è mia personale opinione che se vogliamo sviluppare l’idea di una portualità che svolga un ruolo di hub energetico, il tema del nucleare non può essere escluso dal ragionamento. E certo, penso che in Italia il luogo di elezione per questo tipo di dibattito non possa che essere Genova, per il patrimonio di esperienza che questa città ha sviluppato e ancora detiene nell’ambito della tecnologia nucleare».