Il Canada, in collaborazione con la provincia della Nuova Scozia, ha ufficialmente designato le prime quattro zone marine destinate allo sviluppo dell’energia eolica offshore: French Bank, Middle Bank, Sable Island Bank e Sydney Bight, nei pressi del Capo Breton. È un traguardo storico, che rappresenta il primo passo concreto verso la trasformazione dell’area in un polo energetico rinnovabile di dimensioni significative. La selezione è il risultato di un’analisi regionale avviata nel 2023, che aveva preso in esame otto potenziali aree. Dopo una revisione approfondita – basata su studi tecnici, sondaggi geologici, dati ambientali, attività di pesca e ricezione del feedback delle comunità locali – cinque zone erano state proposte come possibili piattaforme di sviluppo. Il feedback raccolto entro il 14 aprile 2025 ha portato alla conferma ufficiale di quattro di queste, con le aree di French Bank e Sydney Bight leggermente ridotte rispetto alle dimensioni originarie.
Queste aree complessive coprono oltre 19.500 km² di piattaforma continentale: quattro sono situate a sud della costa orientale della Nuova Scozia e una a nord-est di Capo Breton, con una fascia di tutela di 25 km dalla costa e dall’isola di Sable, riserva di parco nazionale. L’obiettivo dichiarato è di rilasciare licenze per un totale di 5 GW di capacità eolica offshore entro il 2030, con il primo bando di gara previsto entro la fine del 2025. La responsabilità del processo di licenza è demandata al Canada‑Nova Scotia Offshore Energy Regulator, che gestirà un meccanismo competitivo per assegnare i diritti di sviluppo. Solo dopo la formalizzazione delle designazioni e l’assegnazione dei lotti specifici nelle aree designate partiranno i progetti effettivi. Le autorità federali e provinciali ribadiscono che l’individuazione di queste zone non implica l’avvio automatico di impianti, bensì delimita le aree idonee nelle quali, eventualmente, si potrà realizzare un’infrastruttura eolica offshore. La scelta si basa anche su fattori geografici e climatici favorevoli: la zona offshore della Nuova Scozia presenta alcune delle ventosità più elevate al mondo e condizioni sottomarine adatte sia a turbine fisse che galleggianti, su una piattaforma continentale estesa e relativamente bassa. Il governo provinciale sottolinea poi l’esistenza di una supply chain marittima consolidata, porti profondi e infrastrutture logistiche in grado di supportare la realizzazione dell’industria eolica offshore nella regione.
I target del progetto
Le aspettative economiche sono elevate: il settore dell’energia eolica offshore può diventare un motore di sviluppo per la “blue economy” atlantica, generando da qui al 2035 opportunità industriali per centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro e valori economici su scala miliardaria. Alcuni osservatori paragonano il potenziale energetico e economico di questa regione all’impatto del greggio in Texas o dell’idroelettrico in Québec. Le autorità intendono sviluppare il progetto in stretto dialogo con le comunità Mi’kmaq, le attività di pesca, gli stakeholder locali e ambientali, per integrare le istanze socio‑ambientali nel processo decisionale. La roadmap per l’eolico offshore si articola in moduli evolutivi; il terzo modulo – già pubblicato – incorpora i contributi raccolti durante il coinvolgimento pubblico e fornisce le direttive per il mercato e la regolamentazione del settore offshore.
In prospettiva, la Nuova Scozia mira non solo a soddisfare i propri fabbisogni energetici con fonti rinnovabili, ma anche a esportare elettricità green verso altre regioni canadesi o mercati internazionali. Il premier Tim Houston ha affermato che con le infrastrutture adeguate la provincia potrà diventare un esportatore energetico, offrendo prosperità di lungo termine ai suoi residenti. Secondo le stime tecniche preliminari pubblicate nell’ambito dell’analisi regionale, le quattro aree designate avrebbero un potenziale tecnico complessivo che supera i 35 GW di capacità eolica installabile, ben al di sopra del target federale fissato a 5 GW entro il 2030. Questo indica un margine significativo per sviluppi futuri, sia per il mercato interno sia per l’esportazione di energia pulita.