Con un balzo tecnologico senza precedenti, la Cina ha annunciato l’installazione della turbina eolica offshore più potente mai costruita. Prodotta dalla Dongfang Electric Corporation, la macchina ha una capacità nominale di 26 megawatt, superando ogni record precedente. Le sue dimensioni impressionano: con un diametro del rotore superiore ai 310 metri e un’altezza del mozzo che raggiunge i 185 metri — equivalente a un grattacielo di oltre 60 piani — questa turbina rappresenta una nuova frontiera nella generazione di energia rinnovabile. In condizioni di vento ottimali, è in grado di produrre fino a 100 gigawattora all’anno, un quantitativo sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico di circa 55.000 famiglie, evitando ogni anno l’emissione di oltre 80.000 tonnellate di anidride carbonica. La turbina è installata al largo delle coste cinesi, in una regione soggetta a condizioni meteorologiche estreme, e vanta una progettazione in grado di affrontare venti violenti e ambienti marini difficili, grazie a sistemi avanzati di controllo attivo delle pale.
Il precedente record apparteneva alla turbina MySE 16-260 della Mingyang Smart Energy, anch’essa cinese, con una capacità di 16 megawatt. Durante il passaggio del tifone Haikui, questa turbina ha stabilito un altro primato mondiale: 384,1 megawattora generati in sole 24 ore, sufficiente a fornire elettricità a oltre 170.000 abitazioni per un giorno intero. Una dimostrazione di resilienza e capacità produttiva che ha posto nuovi standard nell’industria eolica. In Europa, il primato in termini di capacità complessiva installata spetta al Regno Unito, con il parco eolico offshore Hornsea 2, operativo nel Mare del Nord. Composto da 165 turbine Siemens Gamesa da 8 megawatt ciascuna, raggiunge una capacità totale di 1.320 megawatt, rendendolo l’impianto eolico offshore più grande del mondo. L’infrastruttura è stata riconosciuta ufficialmente anche dal Guinness dei Primati e rappresenta un pilastro nella strategia britannica di decarbonizzazione. Negli ultimi dieci anni, la potenza delle turbine offshore è aumentata in modo esponenziale: dai 3–5 megawatt del 2010, si è passati oggi a impianti che superano i 20 megawatt. Secondo le proiezioni di Rystad Energy, entro il 2030 più della metà delle nuove installazioni offshore sarà costituita da turbine con capacità superiori agli 8 megawatt. Questo salto dimensionale non riguarda solo la produzione, ma anche la progettazione meccanica, la logistica di installazione e la resistenza a eventi meteorologici estremi, un fattore cruciale soprattutto nelle acque asiatiche soggette a tifoni.
Nonostante l’entusiasmo, non mancano le criticità. Gli elevati costi di sviluppo e manutenzione, uniti alla complessità ingegneristica, sollevano interrogativi sulla sostenibilità economica di lungo periodo dell’eolico offshore rispetto ad alternative come il solare, l’eolico terrestre o il nucleare modulare. Alcuni analisti mettono in guardia contro un eccessivo ottimismo, sottolineando che la redditività di questi impianti dovrà confrontarsi con un mercato energetico sempre più competitivo e con vincoli regolatori stringenti. Tuttavia, il trend globale resta favorevole. Solo nel Regno Unito, l’ultima asta per le rinnovabili ha assegnato nuovi progetti eolici e marini in grado di fornire elettricità a oltre 11 milioni di abitazioni, un chiaro segnale dell’interesse crescente verso questa tecnologia. La corsa all’eolico offshore, oggi guidata in larga parte dalla Cina, è destinata a ridisegnare i confini della produzione energetica sostenibile su scala mondiale. In questo contesto, le turbine da record non sono solo simboli di innovazione ingegneristica, ma anche strumenti chiave nella lotta contro il cambiamento climatico e nella transizione energetica globale.