Eolico offshore, il doppio bando della Germania fa flop

Katherina Reiche

Ultimo aggiornamento 10 agosto 2025 - 18:57

Per la prima volta nella sua storia recente, la Germania ha visto andare deserta un’asta per l’energia eolica offshore: nessun operatore ha presentato offerte per due siti nel Mare del Nord con una capacità complessiva di 2,5 gigawatt. È il secondo bando senza esito nel 2025, dopo quello di giugno, e rappresenta un duro colpo per il settore del vento marino del Paese. I siti, denominati N-10.1, da 2.000 megawatt con entrata in servizio prevista per il 2031, e N-10.2, da 500 megawatt con avvio nel 2030, non hanno suscitato interesse nonostante studi preliminari già avviati. Le autorità tedesche stanno valutando le cause del fallimento, mentre il Ministero dell’Economia ha riconosciuto che «le condizioni geologiche complesse e l’assenza di accordi di acquisto a lungo termine» stanno scoraggiando i potenziali investitori. Il disinteresse nasce da una combinazione di fattori: aumento dei costi di costruzione e dei materiali, incertezza nelle catene di approvvigionamento, volatilità del mercato elettrico e un modello di gara senza meccanismi di sostegno economico. Le principali associazioni del settore chiedono l’introduzione di contratti che possano stabilizzare i ricavi e ridurre i rischi finanziari per progetti di questa portata.

Il fallimento dell’asta mette a rischio gli ambiziosi obiettivi fissati da Berlino, che punta a 30 gigawatt di capacità eolica offshore entro il 2030 e 70 gigawatt entro il 2045. Attualmente la potenza installata è di circa 9,2 gigawatt, la stessa di fine 2024, con altri 1,9 gigawatt in costruzione. Senza un cambio di rotta, la capacità reale al 2030 potrebbe fermarsi a circa 25 gigawatt, ben al di sotto della soglia prevista. La battuta d’arresto tedesca si inserisce in una fase difficile per l’eolico offshore europeo. Anche la Danimarca ha visto un’asta fallire a fine 2024 per ragioni simili, mentre nel Regno Unito il ricorso a meccanismi di sostegno come i contratti per differenza ha dato risultati migliori. A complicare lo scenario c’è la crescente competizione per lo spazio in mare aperto: la vicinanza tra le turbine riduce l’efficienza di produzione a pieno regime, rendendo meno appetibili i nuovi progetti. L’episodio evidenzia anche la necessità di rivedere il modello tedesco di aste a zero sovvenzioni. Senza un adeguamento che introduca stabilità normativa, incentivi mirati e tempi più ampi per la realizzazione, il rischio è che gli obiettivi di crescita dell’eolico offshore rimangano sulla carta. La transizione energetica del Paese dipenderà anche dalla capacità di riformare rapidamente le regole del gioco per tornare ad attrarre investitori e tecnologie.