Falkland, Milei sfida le compagnie petrolifere: nel mirino anche gli investitori israeliani

Il presidente argentino minaccia sanzioni contro le società coinvolte nelle attività offshore nelle isole controllate dal Regno Unito. Al centro della disputa c’è il giacimento Sea Lion, gestito da Navitas Petroleum e partecipato da Rockhopper Exploration.

Ultimo aggiornamento 5 settembre 2026 - 11:41

La disputa sulla sovranità delle Falkland torna a incrociarsi con petrolio, finanza e geopolitica. Il presidente argentino Javier Milei ha annunciato nuove misure contro le società coinvolte nelle attività di esplorazione e produzione di petrolio e gas offshore nell’arcipelago controllato dal Regno Unito. E nel mirino finisce anche un progetto con forti legami con Israele.

Il caso riguarda soprattutto Sea Lion, il grande giacimento situato a circa 140 miglia a nord delle Falkland. A gestirlo è la società israeliana quotata a Tel Aviv Navitas Petroleum, che detiene il 65% del progetto. Il restante 35% è in mano alla britannica Rockhopper Exploration.

Il legame con Israele è particolarmente evidente nella compagine azionaria. Gideon Tadmor, figura di primo piano del settore energetico israeliano e presidente di Navitas, possiede circa il 9% della società. Tra i principali investitori di Rockhopper figurano inoltre Noked Capital, Brosh Funds e ION Fund Management, tutti con partecipazioni comprese tra il 4,6% e il 9,2%.

Milei, che ha costruito una stretta alleanza politica con Israele, ha indicato esplicitamente Sea Lion nell’annunciare le nuove misure. Le sanzioni potrebbero estendersi non soltanto alle società direttamente coinvolte, ma anche a azionisti, amministratori e fornitori.

Navitas e Rockhopper hanno però respinto i timori sulle conseguenze operative. Entrambe sostengono di disporre di licenze valide e di non prevedere un impatto materiale sullo sviluppo del progetto. Navitas ha ribadito che l’attività si basa su autorizzazioni regolarmente concesse dal governo delle Falkland, territorio britannico d’oltremare con autogoverno, e sul sostegno del governo di Londra.

Per Buenos Aires, invece, quelle licenze sono illegali. Navitas e Rockhopper sono già state escluse per vent’anni dalle attività in Argentina proprio per aver accettato le concessioni nelle Falkland.

Il mercato ha reagito immediatamente alle nuove tensioni: venerdì le azioni Navitas sono arrivate a perdere circa il 6%, mentre Rockhopper ha lasciato sul terreno fino al 12%.

Il petrolio di Sea Lion

La posta in gioco è significativa. Il giacimento Sea Lion, scoperto nel 2010, è stimato contenere circa 1,7 miliardi di barili di petrolio. Il primo greggio è previsto nel 2028, con l’avvio della prima fase del progetto, per una produzione iniziale di circa 50mila barili al giorno. L’investimento previsto è di circa 2,2 miliardi di dollari.

Navitas è entrata nel progetto nel 2022, assumendone la gestione operativa. Rockhopper, invece, mantiene altre licenze esplorative a est e a sud delle Falkland, alcune delle quali sono però in scadenza alla fine del 2026.

La nuova offensiva di Milei aggiunge quindi un elemento delicato a una disputa territoriale mai realmente chiusa. Londra e Buenos Aires si sono combattute nel 1982 per il controllo delle isole, ma oggi la contesa passa anche attraverso concessioni petrolifere, investitori internazionali e interessi energetici israeliani.

E proprio il rapporto tra Argentina e Israele rende la vicenda ancora più sensibile. Milei è uno dei più forti sostenitori di Israele in America Latina e negli ultimi mesi i due Paesi hanno ulteriormente rafforzato i rapporti bilaterali. Il ministro degli Esteri argentino Pablo Quirno ha però escluso che la vicenda possa creare una frattura con Tel Aviv: secondo Buenos Aires, la disputa riguarda società già sottoposte a sanzioni in Argentina e non mette in discussione la relazione strategica con Israele.

Il paradosso è evidente: la difesa della sovranità argentina sulle Falkland entra direttamente nel settore energetico e finisce per coinvolgere interessi israeliani proprio mentre Buenos Aires cerca di consolidare la propria alleanza con Tel Aviv.