La disputa sulla sovranità delle Falkland torna a incrociarsi con petrolio, finanza e geopolitica. Il presidente argentino Javier Milei ha annunciato nuove misure contro le società coinvolte nelle attività di esplorazione e produzione di petrolio e gas offshore nell’arcipelago controllato dal Regno Unito. E nel mirino finisce anche un progetto con forti legami con Israele.
Il caso riguarda soprattutto Sea Lion, il grande giacimento situato a circa 140 miglia a nord delle Falkland. A gestirlo è la società israeliana quotata a Tel Aviv Navitas Petroleum, che detiene il 65% del progetto. Il restante 35% è in mano alla britannica Rockhopper Exploration.
Il legame con Israele è particolarmente evidente nella compagine azionaria. Gideon Tadmor, figura di primo piano del settore energetico israeliano e presidente di Navitas, possiede circa il 9% della società. Tra i principali investitori di Rockhopper figurano inoltre Noked Capital, Brosh Funds e ION Fund Management, tutti con partecipazioni comprese tra il 4,6% e il 9,2%.
Milei, che ha costruito una stretta alleanza politica con Israele, ha indicato esplicitamente Sea Lion nell’annunciare le nuove misure. Le sanzioni potrebbero estendersi non soltanto alle società direttamente coinvolte, ma anche a azionisti, amministratori e fornitori.
Navitas e Rockhopper hanno però respinto i timori sulle conseguenze operative. Entrambe sostengono di disporre di licenze valide e di non prevedere un impatto materiale sullo sviluppo del progetto. Navitas ha ribadito che l’attività si basa su autorizzazioni regolarmente concesse dal governo delle Falkland, territorio britannico d’oltremare con autogoverno, e sul sostegno del governo di Londra.
Per Buenos Aires, invece, quelle licenze sono illegali. Navitas e Rockhopper sono già state escluse per vent’anni dalle attività in Argentina proprio per aver accettato le concessioni nelle Falkland.
Il mercato ha reagito immediatamente alle nuove tensioni: venerdì le azioni Navitas sono arrivate a perdere circa il 6%, mentre Rockhopper ha lasciato sul terreno fino al 12%.
Il petrolio di Sea Lion
La posta in gioco è significativa. Il giacimento Sea Lion, scoperto nel 2010, è stimato contenere circa 1,7 miliardi di barili di petrolio. Il primo greggio è previsto nel 2028, con l’avvio della prima fase del progetto, per una produzione iniziale di circa 50mila barili al giorno. L’investimento previsto è di circa 2,2 miliardi di dollari.
Navitas è entrata nel progetto nel 2022, assumendone la gestione operativa. Rockhopper, invece, mantiene altre licenze esplorative a est e a sud delle Falkland, alcune delle quali sono però in scadenza alla fine del 2026.
La nuova offensiva di Milei aggiunge quindi un elemento delicato a una disputa territoriale mai realmente chiusa. Londra e Buenos Aires si sono combattute nel 1982 per il controllo delle isole, ma oggi la contesa passa anche attraverso concessioni petrolifere, investitori internazionali e interessi energetici israeliani.
E proprio il rapporto tra Argentina e Israele rende la vicenda ancora più sensibile. Milei è uno dei più forti sostenitori di Israele in America Latina e negli ultimi mesi i due Paesi hanno ulteriormente rafforzato i rapporti bilaterali. Il ministro degli Esteri argentino Pablo Quirno ha però escluso che la vicenda possa creare una frattura con Tel Aviv: secondo Buenos Aires, la disputa riguarda società già sottoposte a sanzioni in Argentina e non mette in discussione la relazione strategica con Israele.
Il paradosso è evidente: la difesa della sovranità argentina sulle Falkland entra direttamente nel settore energetico e finisce per coinvolgere interessi israeliani proprio mentre Buenos Aires cerca di consolidare la propria alleanza con Tel Aviv.