Fuel cell, via alla fabbrica italiana di Fincantieri per la prima nave da crociera a idrogeno

Nuovo impianto nello stabilimento della Isotta Fraschini a Bari. La prima a montare questo tipo di tecnologia sarà la “Libra” della Viking

Una parte della Viking Libra in costruzione

Ultimo aggiornamento 8 agosto 2025 - 16:19

La scelta di Fincantieri di aprire una linea produttiva dedicata all’idrogeno segna un importante passo avanti per l’utilizzo di questo combustibile a livello navale. L’impianto, che si occuperà della produzione di fuel cell “Pem” (con tecnologia a membrana polimerica a scambio protonico), è stato inaugurato nello stabilimento della controllata Isotta Fraschini Motori (Ifm) a Bari e prevede un investimento di 30 milioni di euro, di cui 20 per la parte idrogeno.

«Con l’inaugurazione della nuova linea produttiva fuel cell di Isotta Fraschini Motori – afferma l’ad di Fincantieri, Pierroberto Folgiero – facciamo un passo concreto verso una transizione energetica non solo ambiziosa, ma realmente applicabile e industrializzabile. È un progetto che vedrà la sua prima applicazione già alla fine del 2026, con l’installazione del modulo marinizzato di celle a combustibile a bordo della Viking Libra, la prima nave da crociera al mondo alimentata a idrogeno stoccato a bordo. È la prova che la cantieristica italiana è pronta ad affrontare questa sfida».

La scelta del gruppo ha anche un valore strategico sul medio-lungo periodo, in un contesto in cui i cantieri e gli armatori ancora si confrontano con un mercato che non dà certezze sul fronte dei combustibili puliti. Lo stato dell’arte per la riduzione delle emissioni è l’utilizzo del Gnl, che porta a una riduzione soltanto parziale e è quindi considerata una sostanza di transizione. Le tecnologie relative a idrogeno, ammoniaca, metanolo, che garantiscono le emissioni zero, sono sotto osservazione. Si sta lavorando per migliorare la sicurezza e ridurre l’occupazione di spazio a bordo, mentre vanno chiariti i dubbi relativi ai prezzi e alla disponibilità dei rifornimenti. Inoltre si sta studiando l’utilizzo del nucleare, una filiera completamente differente, ma che gli operatori marittimi considerano una possibilità. La prospettiva considerata più probabile per il futuro è che saranno disponibili per gli armatori diverse opzioni e non più soltanto una come nell’era del petrolio.

L’Unione europea sta investendo miliardi nell’idrogeno. La produzione di energia con le fuel cell è considerata una tecnologia matura, già utilizzata nell’automotive. Al contrario i motori che usano l’idrogeno direttamente come combustibile non sono ancora commercializzati e non superano finora i 100 KW. Il progetto di Ifm si inquadra in quello più ampio a cui partecipa anche la compagnia norvegese Viking dell’armatore Torstein Hagen. La consegna della Libra è prevista nel 2026, a cui seguirà la Astrea nel 2027.

Non è escluso che altre navi possano montare lo stesso sistema, visto che ci sono in vista due contratti per Viking con consegna entro il 2031. L’impegno di Fincantieri in questo campo è cominciato nel 2021 con il lancio del prototipo Zeus, una nave per test, di piccole dimensioni, con motori ibridi, sia a combustibile tradizionale sia a fuel cell. Dai risultati di questa sperimentazione si è evoluto il progetto per unità più grandi, che poi Hagen ha fatto proprio.

Riguardo al nuovo stabilimento, Folgiero nota: «Non meno importante è dove tutto questo prende forma: a Bari, nel cuore del Mezzogiorno, grazie a una realtà storica come Isotta Fraschini Motori. Investire nel Sud significa valorizzare competenze radicate nel territorio e rilanciare aree a grande potenziale industriale. È anche un esempio concreto di collaborazione tra pubblico e privato: se possiamo annunciare un impegno economico di 30 milioni di euro, è perché raccogliamo i frutti di un primo ciclo di cofinanziamento condiviso con le istituzioni. Questo è un modello virtuoso, che fa della transizione ecologica un’opportunità tangibile di innovazione, occupazione e sviluppo industriale per il Paese».

L’industria navale italiana ha la sua punta di diamante nel know how e nella qualità della filiera dei fornitori, soprattutto Pmi nazionali. Per le nuove tecnologie come l’idrogeno la filiera marittima non esiste ancora ed è in fase di creazione: dovrà comprendere produzione del combustibile, stoccaggio e produzione dei vettori che lo utilizzano.