Grecia, sempre più difficile raggiungere i target energetici

Gli investitori, spesso privati, chiedono proroghe e interventi urgenti per evitare la perdita di capitali e progetti già pagati ma mai realizzati

Incendi a Kryoneri, nei pressi di Atene

Ultimo aggiornamento 8 agosto 2025 - 16:19

La Grecia si trova a fare i conti con l’impossibilità di rispettare i suoi ambiziosi obiettivi energetici, tra progetti bloccati, fondi europei a rischio e tensioni geopolitiche che paralizzano ogni tentativo di slancio. Nonostante l’urgenza di accelerare la transizione verde e rafforzare la sicurezza energetica nazionale, il Paese arranca sotto il peso della burocrazia e delle pressioni esterne. Nelle settimane scorse, tre importanti progetti energetici in Grecia sono rimasti bloccati da tensioni geopolitiche e ritardi burocratici, con uno ormai dato per perso, mentre per gli altri due si attende una svolta nei prossimi mesi. Il primo riguarda il bando di sfruttamento di blocchi idrocarburici al largo del Peloponneso e della Creta meridionale, atteso con ansia dal governo. L’esito del bando, cruciale per la partecipazione delle major americane come Chevron, è visto come risposta alle pressioni della Libia e della Turchia sulla regione.

Il secondo progetto è l’interconnessione elettrica tra Creta e Cipro (GSI), fermo da mesi. Nonostante il cavo sottomarino sia in fase di realizzazione, le indagini sui fondali in acque internazionali sono sospese dal luglio 2024 a causa di interferenze turche vicino a Kasos e Karpathos. Le trattative tra ADMIE, Nexans e le autorità greche e cipriote, mediate dall’Unione Europea, non hanno ancora sbloccato la situazione né garantito nuovi pagamenti al costruttore, mettendo a rischio circa 657 milioni di euro di fondi europei e il completamento previsto entro la fine del decennio. Il terzo progetto, un ambizioso piano nazionale per parchi eolici offshore da 1,9 GW entro il 2030, appare ormai paralizzato. L’anno scorso era stato lanciato con entusiasmo, coinvolgendo importanti aziende europee, ma la joint ministerial decision necessaria per partire (attesa nel primo trimestre 2024) non è mai arrivata. Le sue sorti sembrano legate a scelte troppo prudenti da parte del ministero degli Esteri, nel tentativo di evitare nuove tensioni con la Turchia, come quelle già viste sulla GSI. A queste problematiche si aggiungono ritardi su altri fronti: il progetto di produzione di idrogeno verde “Green HiPo“, previsto a Kozani con un investimento di 780 milioni di euro, è fermo da quasi due anni a causa di lentezze amministrative e ritardi nel rilascio dei fondi del Just Transition Fund, penalizzando lo sviluppo industriale della regione ex-lignite e la riconversione economica prevista.

Sul fronte delle fonti rinnovabili, lo sviluppo su scala ridotta è limitato dal sovraccarico della rete: HEDNO ha iniziato a cancellare migliaia di domande (anche risalenti al 2019) perché la rete di distribuzione è satura e scadono i termini legali. Gli investitori, spesso privati, chiedono proroghe e interventi urgenti per evitare la perdita di capitali e progetti già pagati ma mai realizzati. Nel complesso, mentre la Grecia cerca di rinnovare il suo panorama energetico e allinearsi con gli obiettivi europei, l’insieme dei ritardi burocratici, delle interruzioni geopolitiche e della mancanza di infrastrutture idonee continuano a paralizzare i progetti: il rischio è di vanificare finanziamenti europei e di allontanarsi dai target ambientali e di sicurezza energetica futuri.