L’inaugurazione del parco eolico di He Dreiht rappresenta una pietra miliare per la transizione ecologica tedesca e, al tempo stesso, il perfetto emblema di un cortocircuito industriale.
Da una parte, le grandi pale hanno cominciato a girare nel Mare del Nord, portando in dote una capacità installata di ben 960 megawatt, sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico di oltre un milione di famiglie. Dall’altra, la filiera che dovrebbe garantire il futuro verde della prima economia europea si trova in uno stato di profonda paralisi.
A sollevare il velo su questa contraddizione, durante il vertice internazionale WindEnergy Hamburg, è stato il capo della divisione energetica di Siemens, Christian Bruch, il quale ha apertamente denunciato come il comparto offshore della Germania stia affrontando una crisi sistemica senza precedenti, un vero e proprio stallo strutturale che rischia di compromettere gli obiettivi climatici continentali.
Per comprendere questa frattura è necessario guardare alla linea del tempo dei grandi investimenti energetici. Le 64 turbine di He Dreiht, imponenti strutture con rotori da 236 metri di diametro, sono il risultato finale di decisioni strategiche e accordi finanziari presi molti anni fa. Questo specifico progetto ha potuto beneficiare di una solida rete di accordi di acquisto di energia a lungo termine e di un consorzio di investitori internazionali, tra cui spiccano Allianz e il fondo sovrano norvegese, capaci di blindare un investimento da oltre 2 miliardi di euro prima che lo scenario macroeconomico globale mutasse radicalmente. Si tratta del frutto di una stagione industriale in cui i contratti erano già stati messi in sicurezza. All’inaugurazione ufficiale il ministro dell’Ambiente tedesco, Carsten Schneider, ha salutato l’evento parlando di un segnale forte per l’ulteriore espansione delle rinnovabili nel paese, utile a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.
Il panorama attuale per i progetti successivi è invece diverso. Il Paese si trova a fare i conti con il fatto che, a fronte di quasi 18 gigawatt di nuova capacità eolica offshore regolarmente assegnati tramite gare pubbliche tra il 2023 e il 2025, ben 16 gigawatt sono oggi completamente bloccati. Questo significa che quasi il novanta per cento dei piani di espansione della Germania è sospeso in un limbo, perché le aziende energetiche che si sono aggiudicate questi lotti non hanno firmato le decisioni finali di investimento, congelando di fatto i cantieri.
All’origine di questo congelamento vi è un meccanismo d’asta che spingeva le imprese a offrire cifre astronomiche pur di accaparrarsi le concessioni, un sistema basato su previsioni di spesa che la realtà ha poi clamorosamente smentito. Davanti alla platea della fiera di Amburgo l’amministratore delegato del colosso dell’eolico Ørsted, Mads Nipper, è stato ancora più drastico di Bruch, esortando il governo a ritirare quelle concessioni paralizzate per rimetterle all’asta sotto un nuovo quadro economico fattibile, avvertendo che altrimenti l’intera catena di fornitura si fermerà.
L’impennata dell’inflazione, il forte aumento dei tassi d’interesse e la crescita esponenziale dei costi delle materie prime hanno polverizzato i margini di guadagno previsti. I vecchi schemi finanziari non sono più in grado di reggere l’impatto con i prezzi di oggi, trasformando quelle vittorie miliardarie in potenziali trappole economiche. Questa situazione genera situazioni paradossali sotto il profilo infrastrutturale, con i collegamenti alla rete elettrica finanziati dallo Stato che avanzano regolarmente mentre la costruzione dei parchi eolici collegati rimane ferma al palo.
Di fronte a questo scenario, Stefan Rouenhoff, segretario di Stato parlamentare presso il ministero dell’Economia e dell’Energia tedesco, ha dovuto ammettere pubblicamente che il governo è consapevole della necessità di un intervento urgente e sta modificando a passo di marcia la legislazione sull’eolico offshore per sbloccare la situazione.