L’idrogeno è troppo costoso per i trasporti. È quanto emerge da un audit della spesa per l’idrogeno, realizzato in Francia, intitolato “Final Observations: Support for the Development of Decarboniized Hydrogen”. L’audit rivela una cruda realtà economica, ovvero che l’idrogeno decarbonizzato prodotto tramite elettrolisi rimane ostinatamente antieconomico, facendo eccessivo affidamento su strati di sovvenzioni pubbliche. Il costo di abbattimento supera significativamente il costo sociale delle riduzioni di CO₂ tipicamente perseguite attraverso altre tecnologie. L’ambiziosa strategia nazionale francese per l’idrogeno, delineata nella nuova Strategia nazionale per l’idrogeno, mira a scalare rapidamente la produzione di idrogeno elettrolitico per decarbonizzare i settori chiave. Oltre 9 miliardi di euro sono già stati stanziati per accelerare la diffusione dell’idrogeno trascurando alcune considerazioni economiche fondamentali.
Il costo individuato, pari a 520 euro per tonnellata di CO₂, riflette ipotesi attentamente ponderate sul funzionamento dell’elettrolizzatore, sui prezzi dell’elettricità e del gas naturale; tutti fattori critici per i costi di produzione dell’idrogeno. Anche negli scenari relativamente ottimistici, con i prezzi dell’energia più favorevoli, il rapporto sottolinea che l’onere economico dell’idrogeno elettrolitico rimane persistentemente elevato.
La cifra complessiva di 9 miliardi di euro di sovvenzioni pubbliche per lo sviluppo dell’idrogeno sottostima significativamente l’onere finanziario reale, in quanto esclude numerosi costi indiretti e nascosti. Tra questi, gli investimenti infrastrutturali necessari per costruire ampi gasdotti per l’idrogeno, gli impianti di stoccaggio e i sistemi di distribuzione dedicati, che devono ancora essere pienamente contabilizzati nelle stime ufficiali. Analogamente, i notevoli costi aggiuntivi legati alla riduzione delle tariffe di trasmissione dell’energia elettrica, ai meccanismi di compensazione del prezzo del carbonio e al sostegno finanziario indiretto incorporato nei più ampi sussidi al sistema energetico, rimangono solo parzialmente riconosciuti. Di conseguenza è probabile che l’impegno finanziario pubblico reale per l’idrogeno superi di gran lunga i 9 miliardi di euro, creando potenzialmente una responsabilità fiscale a tempo indeterminato per il governo francese.
Mentre i veicoli elettrici a batteria hanno ottenuto un forte slancio di mercato, un calo dei costi e un’ampia accettazione da parte dei consumatori, i veicoli a idrogeno rimangono persistentemente costosi e gravati da complessità infrastrutturali, inefficienze e costi operativi elevati. Il rapporto indica applicazioni dell’idrogeno più difendibili e strategicamente sensate; in particolare, i settori dell’industria pesante come la produzione di acciaio, la produzione di ammoniaca e la raffinazione. Gli investimenti mirati nell’idrogeno in tali settori offrono opportunità più chiare e giustificate per ridurre significativamente le emissioni, considerata la presenza di un minor numero di alternative praticabili.
La Francia non è sola in questa situazione. Un simile entusiasmo per l’idrogeno, accompagnato da massicci sussidi pubblici, si può trovare in Europa, Regno Unito e Stati Uniti. A 400 o 520 euro per tonnellata di CO₂ evitata, le ambizioni francesi sull’idrogeno, a meno che non vengano radicalmente ricalibrate, rischiano di diventare un costoso passo falso sul clima. Il percorso verso una decarbonizzazione sostenibile e conveniente richiede maggiore rigore economico, trasparenza e coerenza strategica. La Francia ha ora una chiara opportunità per abbracciare un futuro dell’idrogeno più pragmatico, ancorato non a proiezioni e sussidi ambiziosi, ma a un riconoscimento realistico delle problematiche economiche.