Costi troppo alti e domanda debole stanno frenando la corsa all’idrogeno verde. A livello globale, numerosi progetti sono stati cancellati, ridimensionati o rinviati, segno che la transizione verso questo combustibile a basse emissioni sta incontrando ostacoli ben più concreti del previsto.
Ecco alcuni dei principali progetti cancellati o rinviati:
EUROPA
In Germania, il colosso energetico LEAG ha rinviato a tempo indeterminato i piani per realizzare uno dei più grandi hub europei dell’idrogeno verde nell’ex sito di una centrale a carbone.
Sempre in Germania, il gruppo siderurgico ArcelorMittal ha abbandonato un piano da 2,5 miliardi di euro per convertire due impianti all’idrogeno verde, nonostante un’offerta di 1,3 miliardi di euro in sussidi pubblici.
La spagnola Iberdrola, principale utility europea, ha ridotto di due terzi i suoi obiettivi sull’idrogeno verde nel marzo 2024 a causa di ritardi nei finanziamenti. L’obiettivo al 2030 è passato da 350.000 a 120.000 tonnellate annue.
Anche Repsol ha ridimensionato le ambizioni, tagliando fino al 63% la capacità prevista di elettrolizzatori per il 2030, portandola a 0,7–1,2 GW, segnalando l’eccessiva dipendenza del settore dai sussidi.
BP ha chiuso ad aprile il team che si occupava di idrogeno e GNL per il trasporto.
In Norvegia, Shell ha cancellato un progetto per una centrale a idrogeno a basse emissioni per mancanza di domanda, a pochi giorni dall’annuncio simile di Equinor.
La finlandese Neste ha ritirato l’investimento in un progetto di idrogeno rinnovabile nel suo impianto di Porvoo, citando condizioni di mercato sfavorevoli.
AUSTRALIA
Origin Energy ha annunciato l’uscita dal progetto Hunter Valley Hydrogen Hub nel Nuovo Galles del Sud.
Il trader globale Trafigura ha abbandonato un impianto da 750 milioni di dollari australiani presso la sua fonderia di piombo a Port Pirie, nel South Australia.
Il miliardario Andrew Forrest ha ridotto drasticamente i piani della sua società Fortescue per produrre 15 milioni di tonnellate di idrogeno verde entro il 2030, a causa dei costi e della necessità di enormi risorse rinnovabili.
Woodside Energy ha messo in pausa due progetti in Australia e Nuova Zelanda a settembre.
Il governo del Queensland ha ritirato i fondi per un impianto da 12,5 miliardi di dollari australiani, uno dei più ambiziosi del Paese. Poco dopo, anche i partner giapponesi Kansai Electric e Iwatani si sono ritirati.
STATI UNITI
La startup Hy Stor Energy ha annullato una prenotazione da oltre 1 GW di elettrolizzatori con il produttore norvegese Nel.
Air Products ha annunciato l’intenzione di cancellare un impianto da 35 tonnellate al giorno nello Stato di New York, a causa di modifiche normative che hanno reso l’idroelettrico esistente non idoneo per i crediti fiscali federali sull’idrogeno.
ASIA
La giapponese Kawasaki Heavy Industries ha abbandonato a dicembre un progetto per la produzione di idrogeno da carbone nella Latrobe Valley, in Australia, citando problemi di tempo e costi.
FUTURO IN BILICO
La promessa dell’idrogeno verde come carburante chiave della transizione energetica globale si scontra con una realtà fatta di investimenti insostenibili, domanda debole e incertezze regolatorie. Per molti attori del settore questo è l’anno della retromarcia.