L’idrogeno naturale può cambiare la geopolitica dell’energia / ANALISI

Dalla Cina alle Filippine, la corsa all’idrogeno geologico apre una nuova frontiera energetica. Se le riserve stimate saranno davvero sfruttabili a costi competitivi, Pechino, Washington e i Paesi oggi dipendenti dalle importazioni dovranno fare i conti con una nuova mappa delle risorse strategiche

Un impianto per la produzione di idrogeno (foto d'archivio)

Ultimo aggiornamento 24 agosto 2026 - 15:19

La prossima rivoluzione energetica potrebbe non nascere da un nuovo parco eolico né da un gigantesco impianto solare. Potrebbe arrivare dal sottosuolo. È l’ipotesi su cui stanno scommettendo ricercatori, startup e compagnie energetiche impegnate nella ricerca del cosiddetto idrogeno naturale o geologico, quello che si forma spontaneamente nella crosta terrestre e può essere estratto senza doverlo produrre attraverso processi industriali.

La posta in gioco è enorme. Secondo alcune stime citate dall’industria energetica, le riserve sotterranee di idrogeno potrebbero raggiungere quantità nell’ordine di migliaia di miliardi di tonnellate. Ma il dato più importante non è quello teorico: è capire quale parte di queste risorse sia effettivamente accessibile, estraibile e conveniente. La distanza tra una riserva geologica e una risorsa energetica commerciabile resta infatti tutta da dimostrare.

La ricerca si sta concentrando in particolare in Cina e nelle Filippine. Nel bacino del Sichuan, secondo uno studio recente, sono state rilevate fuoriuscite di idrogeno con concentrazioni comprese tra il 97,33 e il 98,24 per cento, livelli eccezionalmente elevati. Nelle Filippine, invece, alcune società private stanno studiando le numerose manifestazioni naturali del gas, ipotizzando che possano essere collegate ad accumuli sotterranei di dimensioni molto maggiori.

Se queste ipotesi fossero confermate, la conseguenza più interessante non sarebbe soltanto industriale. Sarebbe geopolitica.

Il sistema energetico mondiale è costruito attorno alla distribuzione geografica delle risorse. Petrolio e gas hanno trasformato in potenze alcuni Stati, creato dipendenze strategiche e determinato per decenni rotte commerciali, alleanze e conflitti. L’idrogeno naturale potrebbe introdurre un nuovo capitolo nella stessa storia: non necessariamente sostituendo il petrolio, ma aggiungendo una risorsa capace di redistribuire il potere energetico.

Per Paesi come le Filippine, storicamente dipendenti dalle importazioni di energia, l’eventuale scoperta di grandi giacimenti sfruttabili avrebbe un valore strategico enorme. Manila potrebbe trasformarsi da consumatore vulnerabile a potenziale esportatore. Ma anche la Cina avrebbe un interesse diretto a sviluppare rapidamente tecnologie, infrastrutture e capacità industriali legate a questa nuova filiera.

Il vantaggio dell’idrogeno geologico sta soprattutto nell’economia potenziale dell’estrazione. Le stime più ottimistiche indicano un costo futuro inferiore a 1 dollaro per chilogrammo, mentre l’idrogeno verde prodotto attraverso elettrolisi alimentata da fonti rinnovabili rimane molto più costoso. Se quei costi fossero raggiunti su scala industriale, cambierebbero i conti di interi settori: siderurgia, chimica, trasporti pesanti e altri comparti difficili da elettrificare direttamente.

Ma proprio qui si trova il principale punto interrogativo. L’idrogeno naturale è ancora una tecnologia agli inizi. Non basta trovare concentrazioni elevate: occorre dimostrare che i giacimenti siano abbastanza grandi, continui e accessibili da rendere possibile un’estrazione industriale stabile. Bisogna inoltre capire quanto velocemente la risorsa si rigeneri e quali siano gli effetti ambientali delle operazioni.

La corsa è dunque appena iniziata. Stati Uniti, Cina e Filippine stanno cercando di conquistare un vantaggio nella fase esplorativa, mentre il resto del mondo osserva. Se l’idrogeno geologico dovesse passare dalla promessa alla produzione commerciale, la transizione energetica potrebbe assumere una forma diversa da quella immaginata finora.

Non sarebbe più soltanto la sostituzione dei combustibili fossili con l’elettricità rinnovabile. Sarebbe la scoperta di una nuova risorsa strategica, distribuita in modo ancora largamente sconosciuto. E, come insegna la storia del petrolio, sapere dove si trova l’energia significa spesso sapere anche dove si concentra il potere.