Maersk punta sul nucleare: “Rotta tra Usa e Inghilterra”

Il colosso della navigazione e dei trasporti insieme al Lloyd’s Register studia il Pink Corridor, primo servizio con navi atomiche. Emblemsvåg (Università Ntnu): "Questi sono progetti decisivi per superare i pregiudizi"

Il porto di Felixstowe

Ultimo aggiornamento 3 settembre 2026 - 20:25

Genova – Una rotta commerciale transatlantica integralmente dedicata alle navi a propulsione nucleare. A una settimana da Atlas 2026, la conferenza che a Washington ha riunito sotto l’egida dell’Aiea e del Dipartimento dell’Energia americano gli esponenti governativi e operatori privati interessati allo sviluppo dell’atomo per uso marittimo, arriva la prima applicazione pratica: un progetto di fattibilità promosso da Lloyd’s Register di Londra, Maersk e due porti sulle sponde opposte dell’Oceano Atlantico.

Da un lato quello di Felixstowe, nel Regno Unito e dall’altro quello di Charleston in South Carolina, negli Stati Uniti. Nell’ambizioso piano congiunto angloamericano, si legge nella nota diffusa dal Lloyd’s, al primo posto ci dovrà essere la sua«fattibilità». E quindi al centro dell’attenzione ci sono aspetti tecnici e legali: «sicurezza navale, cyber resilienza, risposta alle emergenze, regimi assicurativi e allineamento dei regolamenti».

Proprio su questo ad Atlas 2026 c’è stata una sostanziale concordia tra i delegati statunitensi, russi e cinesi. In questo caso un allineamento di fondo grazie all’intesa siglata tra Stati Uniti e Gran Bretagna il 18 settembre 2025, il Technology Prosperity Deal, dove uno dei punti trattati è proprio lo sviluppo congiunto delle possibilità fornite dal nucleare a uso civile. E questo caso che coinvolge due scali è quasi perfetto per testare la solidità dell’accordo firmato lo scorso anno.

Ci sono delle ulteriori basi teoriche su cui basare lo studio di fattibilità: una di queste risale al 2024 ed è un’analisi congiunta fatta dal Lloyd’s, Maersk e Core Power, azienda britannica specializzata proprio nello sviluppo del nucleare navale per uso civile. Del resto l’idea è stata analizzata anche in campo accademico: dal 2023 il professor Jan Emblemsvåg, docente di ingegneria civile presso l’Università norvegese di Scienza e Tecnologia (Ntnu) sta esplorando questa possibilità e a Blueconomy.com spiega: «Il mio team sta studiando questa possibilità usando come caso di studio una nave gasiera».

Ma nella rotta del Pink Corridor c’è un indubbio salto di qualità: «Questo è il modo più veloce per avere delle imbarcazioni nucleari civili in alto mare, dimostrando che si può fare in modo redditizio, ma anche sostenibile e responsabile». Il docente poi conclude affermando che «progetti come questo sono decisivi per superare i pregiudizi che finora hanno bloccato lo sviluppo dell’atomo sulle navi».

In questa fase gli Stati Uniti sono uno dei maggiori promotori del rilancio del nucleare sulle imbarcazioni commerciali: lo scorso 7 maggio il Segretario ai Trasporti Sean Duffy ha lanciato un’iniziativa per realizzare dei mini-reattori da destinare proprio a una nascente flotta commerciale e qualche settimana dopo la Maritime Administration (Marad) ha incaricato il porto di Long Beach, in California e quello di Corpus Christi di esplorare le possibilità di integrazione dei bastimenti atomici all’interno dei rispettivi scali in modo da fornire un modello funzionante da utilizzare su scala federale.

A fine agosto proprio la Marad ha siglato una partnership con i britannici di Core Power per favorire lo sviluppo di un prototipo di imbarcazione entro il 2028. Mancano però alcuni dettagli: non c’è l’impegno ad acquistare i nuovi bastimenti né ci sono fondi federali garantiti, almeno in questa fase. L’uso del nucleare sulle imbarcazioni peraltro favorirebbe uno degli obiettivi a lungo termine dell’International Maritime Organization, ovvero il taglio delle emissioni di gas del 50% entro il 2050.n Se la rotta Felixstowe-Charleston partirà, questa quota potrebbe essere raggiunta grazie allo sdoganamento dell’atomo.