Porti, i piani di Bruxelles per favorire la transizione green

Non è solo una questione tecnica, ma anche un segnale politico: l’Ue è disposta a usare con flessibilità i propri strumenti giuridici per favorire accordi che puntano alla sostenibilità

Il porto di Anversa

Ultimo aggiornamento 8 agosto 2025 - 16:20

Bruxelles – I porti europei si preparano a una transizione energetica che potrebbe cambiare radicalmente il volto della logistica marittima. Con l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO₂ e promuovere attrezzature a impatto zero, la Commissione europea ha pubblicato nei giorni scorsi una guida informale che dà il via libera a un accordo tra operatori portuali per l’acquisto congiunto di mezzi elettrici per la movimentazione dei container. Una novità che, pur restando circoscritta nel quadro giuridico europeo, potrebbe avere un impatto strutturale sull’intero settore. Il caso è stato sollevato da APM Terminals, parte del gruppo Maersk, che ha chiesto all’esecutivo comunitario un parere sull’intesa con altri gestori di terminal per acquistare in modo congiunto straddle carrier e shuttle carrier elettrici, mezzi ad oggi quasi interamente alimentati a gasolio. L’obiettivo: abbattere i costi, aumentare la prevedibilità della domanda per i fornitori e favorire la standardizzazione dei sistemi di ricarica.

La Commissione ha valutato che l’accordo, se accompagnato da adeguate garanzie, non viola l’articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che vieta gli accordi anticoncorrenziali. Nella guida informale, l’esecutivo precisa che ciascun partecipante deve mantenere la possibilità di acquistare autonomamente; che i volumi aggregati non devono alterare il mercato; e che lo scambio di informazioni commerciali sensibili dev’essere ridotto al minimo necessario. «Le regole europee sulla concorrenza esistono per garantire un mercato equo e funzionante, ma non devono ostacolare le imprese che vogliono contribuire davvero alla transizione verso un’economia a zero emissioni», ha dichiarato Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva per la Transizione giusta e competitiva. «Con questa lettera di orientamento offriamo chiarezza giuridica su come il diritto della concorrenza si applica agli accordi che facilitano il passaggio a mezzi containerizzati verdi nei porti europei. Un passaggio essenziale per la decarbonizzazione delle infrastrutture strategiche del mercato unico e del commercio Ue».

L’intervento della Commissione arriva in un momento in cui il Green Deal europeo si confronta con la necessità di conciliare ambizione ambientale e flessibilità industriale. I porti sono in prima linea in questa sfida: da un lato, rappresentano uno snodo fondamentale per il commercio e la connettività continentale; dall’altro, concentrano forti pressioni ambientali, tra traffico marittimo, movimentazione merci e emissioni locali. Per molti operatori, il passaggio a tecnologie elettriche resta ostacolato da barriere economiche e tecniche: prezzi elevati, mancanza di standard comuni, investimenti infrastrutturali ancora da pianificare. Il via libera all’acquisto congiunto e alla definizione di specifiche tecniche comuni rappresenta dunque un passo significativo verso un mercato più maturo e integrato, che può stimolare economie di scala e maggiore interoperabilità. La lettera di orientamento pubblicata – una delle prime emesse dopo la revisione del 2022 sulla guida informale in materia di concorrenza – non ha valore vincolante né crea diritti o obblighi per le imprese. Ma fornisce un’indicazione preziosa su come la Commissione intende interpretare le norme nel contesto della transizione ecologica. Resterà valida per cinque anni, entro i confini dello Spazio economico europeo.

Non è solo una questione tecnica, ma anche un segnale politico: l’Ue è disposta a usare con flessibilità i propri strumenti giuridici per favorire accordi che puntano alla sostenibilità. Una postura che potrebbe rivelarsi decisiva in altri ambiti, come l’automotive, l’acciaio verde o l’agricoltura, dove la cooperazione tra attori privati è spesso necessaria per ridurre i costi dell’innovazione. Nei prossimi mesi, sarà interessante osservare come i terminal portuali risponderanno a questa apertura. In Italia, porti come Genova, Livorno e Trieste stanno già sperimentando soluzioni a basso impatto e potrebbero trarre vantaggio da un coordinamento europeo più forte. La sfida è trasformare un’iniziativa volontaria in un volano per l’intero sistema logistico, coniugando efficienza, decarbonizzazione e competitività.