Sea-Lng, allarme sull’utilizzo del biometano in Europa

Secondo l'associazione, norme attuative troppo restrittive della direttiva Red III possono compromettere l'utilizzo del bilancio di massa come contabilità dell'utilizzo di questo combustibile, mettendone a rischio la filiera

Ultimo aggiornamento 15 settembre 2026 - 18:58

Londra – Sea-Lng, l’associazione tra armatori, società dell’energia, della certificazione e industriali per la promozione dell’utilizzo del gas naturale liquefatto e del biometano come carburante per le navi, lancia un appello alla Commissione europea per salvaguardare il bilancio di massa nella filiera del biometano liquefatto (Lbm), avvertendo che regole troppo restrittive potrebbero frenare uno dei percorsi più rapidi per la decarbonizzazione del trasporto marittimo.

La coalizione del settore ha presentato un documento alla Direzione generale Energia (Dg Ener) di Bruxelles in vista della revisione delle norme attuative della direttiva Red III, cioè la norma europea che innalza al 42,5% la quota obbligatoria di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo nell’Unione europea entro il 2030.  Secondo la Sea-Lng, i volumi di Lbm impiegati nei rifornimenti navali sono cresciuti di circa 100 volte lo scorso anno rispetto al 2024, con la grande maggioranza delle forniture gestita attraverso il sistema del bilancio di massa.

Questo modello – che è in sostanza un metodo di contabilità industriale e di catena di custodia che permette di tracciare l’uso di materiali riciclati, bio o sostenibili all’interno di un processo di produzione complesso – consente di utilizzare le infrastrutture energetiche già esistenti, compresi oltre 33 terminali europei di importazione di Gnl e circa 200 mila chilometri di rete di trasmissione del gas, evitando nuovi investimenti in impianti di liquefazione. Alla Sea-Lng temono che definizioni troppo restrittive, fattori di emissione sovrastimati o norme non coordinate possano ridurre la disponibilità di carburanti conformi alle regole europee e aumentarne i costi per gli armatori.