Il fattore umano, la formazione dei marittimi e una ferrea neutralità tecnologica nelle regole europee e internazionali rappresentano l’unica ancora di salvezza per affrontare la transizione ecologica nel settore marittimo. È quanto emerso nel corso della Euromed Convention a Cagliari, che ha visto gli interventi di Maximo Mejia jr, presidente della World Maritime University (WMU), e di Dario Bocchetti del Gruppo Grimaldi.
Affrontare la transizione energetica significa prima di tutto guardare all'”elemento umano”, ha sottolineato Maximo Mejia jr, evidenziando che le modalità di educazione e addestramento dei marittimi dovranno cambiare radicalmente. Secondo il presidente della WMU, non ci si potrà più limitare alla sola competenza tecnica di base, ma occorrerà focalizzarsi sullo sviluppo dei marittimi in termini di agilità, gestione del rischio e problem-solving.
Sul fronte degli armatori, la complessità degli investimenti e l’elevata incertezza economica rendono particolarmente difficile ordinare nuove navi destinate a navigare fino al 2060. In questo scenario, Dario Bocchetti ha ricordato il recente e pionieristico passo compiuto dal Gruppo Grimaldi con l’ordine di nove traghetti in un momento di forte incertezza e con molte più domande che risposte.
Bocchetti ha affondato il colpo snocciolando i dati impietosi dei listini dei bunker ricevuti proprio stamattina — con il VLSFO a 740 dollari, l’LSFO a 880, il MGO a 1.300 e il GNL a 1.500 dollari — quotazioni raccolte direttamente dai mercati internazionali e dai fornitori all’ingrosso del settore marittimo all’avvio della giornata. Di fronte a questi costi proibitivi e considerando che la flotta globale conta circa 29.000 navi mentre gli e-fuels non sono ancora pronti su larga scala, Bocchetti ha tuonato contro ogni “ortodossia ideologica”, ribadendo che i carburanti di transizione come il GNL e il VLSFO con sistemi di trattamento dei gas di scarico restano vitali. Lo stesso vale per l’uso delle batterie, già impiegate dal gruppo su oltre trenta navi per azzerare le emissioni in porto, ricordando però che la transizione deve rimanere pragmatica: non si possono costruire navi interamente alimentate a batterie o a nuovi vettori energetici non ancora supportati da una vera logistica globale, altrimenti si rischia di trasportare solo accumulatori al posto delle merci.