Una delle principali voci di spesa dedegli operatori dello shipping è indubbiamente il carburante, specie alla luce della chiusura a singhiozzo dello Stretto di Hormuz che ha contribuito in modo significativo ai rialzi di questi mesi. Per uscire da questa impasse bisogna innovare e andare verso il nucleare. Questo è il messaggio che emerge da Atlas 2026, l’evento che si è tenuto a Washington il 26 e il 27 agosto organizzato dall’Aiea, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di nucleare civile, insieme con il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti.
Non è un caso che il forum in questione, che ha visto alternarsi sul palco esponenti governativi provenienti da tutto il mondo insieme ad esponenti del settore privato, sia avvenuto proprio nella capitale americana. Perché sul tema gli Stati Uniti stanno investendo risorse da mesi. Il primo annuncio risale allo scorso 7 maggio, quando il Segretario ai Trasporti Sean Duffy ha lanciato insieme alla U.S. Maritime Administration un’iniziativa per sviluppare dei piccoli reattori modulari dedicati specificamente alla navigazione commerciale.
I vantaggi di questa tecnologia, sosteneva Duffy, erano molti: secondo lui la navigazione atomica «estende l’autonomia delle imbarcazioni, riduce i costi del carburante, migliora la sicurezza nazionale riducendo la dipendenza dal petrolio e contribuisce a rafforzare la cantieristica a stelle e strisce». Sullo sfondo, infatti, rimane sempre il tema del divario crescente con il rivale cinese diventato ormai uno dei maggiori player mondiali.
E infatti una delle questioni sollevate a maggio era proprio quella di integrare la propulsione dell’atomo negli impianti navali sul territorio degli Usa.Prima di Atlas, c’erano già stati due annunci collaterali. A giugno, l’American Bureau of Shipping, una delle più antiche società di certificazione americane, aveva approvato un progetto presentato dal Maritime Consortium del Massachusetts Institute of Technology.
Poi il 27 luglio il porto di Long Beach in California aveva ottenuto dalla U.S. Maritime Administration (Marad) il disco verde per esplorare la costruzione di un reattore nucleare per alimentare uno degli scali più trafficati d’America. Lunedì 24 agosto è stato compiuto il primo step concreto in questa direzione con la firma di una partnership pubblico-privata della Marad con l’azienda britannica Core Power, fondata e amministrata dal norvegese Mikal Bøe.
La società basata a Londra, che già ha attivato il 20 agosto una partnership con il porto texano di Corpus Christi per integrare le nuove navi nei moli dello scalo,costruirà il primo bastimento di nuova generazione nel 2028 grazie al round di finanziamento da 200 milioni di dollari provenienti da investitori giapponesi come Mitsui, Mitsubishi e Sumitomo. Non sono ancora previsti in questa fase fondi governativi statunitensi.
Ad Atlas 2026 Bøe ha dichiarato che per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione chiesti dall’International Maritime Organization (Imo), ovvero un taglio delle emissioni del 50% entro il 2050, il nucleare è «indispensabile», ma che ha dovuto passare anni a «demistificare» i falsi miti su questa fonte energetica. Ma a Washington oggi regna l’ottimismo. Raggiunto da Blueconomy.com, il sottosegretario all’Energia Brandon Williams, responsabile dell’agenzia dedicata alla sicurezza atomica dichiara: «Come veterano della Marina, avendo servito sui sommergibili, ho visto in prima persona il vantaggio operativo dell’energia nucleare in mare. Ora questa tecnologia è pronta a rivoluzionare il commercio globale e spingere la rinascita navale americana».
Fino a pochi anni fa infatti l’atomo in mare era utilizzato soprattutto per far funzionare i sottomarini della Marina statunitense, così come di quella russa e cinese grazie alla sua lunghissima autonomia. Però faticava a trovare un’interesse da parte del settore privato a causa degli alti costi di costruzione, i divieti presenti in alcuni scali e le diverse normative legali presenti in vari paesi. In un panel ad Atlas 2026 lo stesso Bøe si è trovato a concordare con Huang Ping, segretario generale dell’Agenzia cinese per l’Energia Atomica (Caea) e con AndreyRozhdestvin, direttore generale dei progetti energetici dell’ente russo Rosatom: senza semplificazione normativa comune a tutti i paesi non si può avanzare nello sviluppo di questa tecnologia per usi commerciali.
C’è un altro elemento che bisogna sbloccare ed è il tema assicurativo: il mondo armatoriale finora ha mostrato diffidenza per il timore di diatribe legali legati alla possibilità di incidenti. Infine c’è un ultimo ostacolo che gli Stati Uniti già riscontrano anche per le navi comuni: la scarsità di personale marittimo formato a cui si aggiungerebbe la necessità di assumere ingegneri nucleari di bordo.