Yara inaugura il più grande impianto europeo per la cattura della CO2

Da Sluiskil, nei Paesi Bassi, parte la prima filiera transfrontaliera completa per catturare, trasportare via nave e stoccare permanentemente l’anidride carbonica sotto il fondale norvegese

Ultimo aggiornamento 10 settembre 2026 - 10:48

È operativo il più grande impianto europeo per la cattura della CO2. È stato inaugurato il 7 settembre nello stabilimento Yara di Sluiskil, nei Paesi Bassi, e collega per la prima volta in una filiera completa cattura industriale, trasporto marittimo e stoccaggio permanente offshore.

Il progetto coinvolge Yara e Northern Lights e porta la CO2 prodotta dall’industria europea fino alla Norvegia. Nello stabilimento olandese possono essere catturate e liquefatte fino a 800 mila tonnellate di CO2 all’anno, provenienti dalla produzione di ammoniaca. L’anidride carbonica viene poi temporaneamente stoccata a Sluiskil e caricata su navi dirette verso Øygarden, sulla costa norvegese.

Qui Northern Lights provvede allo stoccaggio permanente a circa 2.600 metri sotto il fondale marino.

L’obiettivo, se saranno garantite le condizioni normative ed economiche necessarie, è arrivare a catturare e stoccare circa 12 milioni di tonnellate di CO2 nei prossimi quindici anni. Per Yara il sistema consente anche di evitare il costo delle emissioni soggette alla tassazione europea sul carbonio.

All’inaugurazione erano presenti il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre, il premier olandese Rob Jetten, il commissario europeo per il Clima Wopke Hoekstra e il presidente e ceo di Yara International Svein Tore Holsether.

«L’impianto di cattura della CO2 di Sluiskil dimostra che oggi è possibile decarbonizzare l’industria su larga scala», ha detto Holsether, sottolineando la necessità per l’Europa di ridurre le emissioni senza perdere industria, occupazione e filiere strategiche.

Il progetto punta così a dimostrare che la Carbon Capture and Storage (CCS) può diventare un’infrastruttura industriale europea, soprattutto per settori nei quali l’abbattimento delle emissioni è particolarmente complesso, come fertilizzanti, ammoniaca, cemento e gestione dei rifiuti.

La componente marittima è centrale: senza il trasporto via nave, la CO2 catturata nei siti industriali europei non potrebbe essere collegata ai giacimenti destinati allo stoccaggio offshore norvegese. È un modello che punta a costruire una rete europea della CO2, nella quale più industrie possano utilizzare infrastrutture comuni per trasferire le emissioni catturate verso siti di stoccaggio permanente.

Per Yara la CCS rappresenta anche un modo per sviluppare prodotti a minore intensità carbonica: dai fertilizzanti all’ammoniaca destinata all’industria e all’energia, fino ai combustibili a basse emissioni per il trasporto marittimo.