Genova – “Per consolidare la posizione economica e sociale (nella filiera lavorano 220 mila persone), e non arretrare, la nautica ha innanzitutto bisogno di un quadro normativo e regolamentare competitivo. Attendiamo con ansia che si sblocchi il ddl valorizzazione risorsa mare coordinato dal ministro Musumeci, ma sull’idrogeno, navigazione sui foil e altro non abbiamo norme per il diporto”. Lo ha detto il presidente di Confindustria Nautica Piero Formenti nell’intervento al convegno sull’Economia del mare organizzato dal Sole24Ore a Genova. Inoltre “servono risposte adeguate nei contenuti e nei modi da parte delle Amministrazioni e formazione indirizzata alla manodopera specializzata”. Un esempio: “Lo Stato ha finanziato lo sviluppo delle flotte a noleggio con mezzi nuovi e motorizzazioni a emissioni ridotte, ha anche finanziato la rottamazione dei motori marini endotermici a favore dell’acquisto di propulsori elettrici – spiega Formenti – ma lo stesso Stato non consente alle società di noleggio di operare perché a fronte dell’entrata in vigore del nuovo titolo professionale del noleggio solo cinque Capitanerie in Italia hanno sostenuto gli esami e a fronte di 1.500 domande ne sono state esitate 60”.
“Nel 2023 secondo uno studio di Cassa depositi e prestiti il 47% dell’export della cantieristica navale italiana era rappresentato dal diporto e il resto dal mondo Fincantieri. Oggi la Fondazione Edison dice che nel 2024 molto probabilmente saliremo al 52%, quindi avremo superato la galassia Fincantieri” ha aggiunto Formenti. “L’industria nautica è diventata un motore dell’economia tout court – ha aggiunto -. Il libro bianco del Made in Italy del ministro Urso ci ha inseriti accanto alle storiche quattro “A” (anche se una, l’automotive, l’abbiamo persa) insieme a quelli che definisce i “nuovi surplus”, cioè alimentari e farmaceutica. Allora quando si guarda alla nautica come “un di cui” o anche solo “una componente” dell’economia del mare, le si fa quasi un torto”.