Due chilometri blu. Poco più di un miglio lungo il quale si incrociano le diverse traiettorie dell’economia del mare. È qui, nel cuore del Golfo dei Poeti, che pulsa un concentrato produttivo unico, capace – come dichiarato dal sindaco della Spezia, Pierluigi Peracchini – di esprimere il «26% dell’intera produzione mondiale di yacht». È qui, in questo tratto di costa, che cantieristica e nautica convivono con formazione e ricerca. Sono le diverse anime del distretto che, ormai da anni, ha preso il nome di “Miglio Blu” e che ha fatto della città un polo di riferimento per l’intera filiera.
Gli ingredienti, nei 2 mila metri di viale San Bartolomeo tra Fossamastra e il confine con Lerici, ci sono praticamente già tutti. Ci sono i cantieri, tra i più importanti al mondo: Sanlorenzo, Riva Ferretti, Baglietto, Fincantieri, The Italian Sea Group e Antonini Navi. Ci sono i centri di ricerca, Centro di Supporto e Sperimentazione Navale e Polo Nazionale della dimensione Subacquea. Ci sono i servizi, come Porto Lotti e Molo Pagliari, e la cantieristica, rappresentata dal gruppo Valdettaro e dai Cantieri Navali La Spezia. Dal 2020 il network si è progressivamente allargato e fotografa oggi una leadership solida: la provincia spezzina è prima per incidenza delle imprese legate alla blue economy, terza per impatto del valore aggiunto, quarta per valore assoluto dell’export cantieristico e quinta per tasso di occupazione.
La forza del distretto risiede nella capacità di fare rete. «Gli operatori del settore nautico stanno portando avanti progetti di riorganizzazione, ristrutturazione e ampliamento degli spazi – spiega il presidente dell’Autorità portuale, Bruno Pisano –. È un segnale chiaro: il settore è vivo, cresce e continua a investire». Secondo il Ceo di Ferretti Group Stassi Anastassov, infatti, «le grandi aziende non innovano da sole: crescono e prosperano quando talenti, fornitori, cantieri, istituzioni e know-how si incontrano e collaborano», come avviene nel Levante ligure. È la forza di un distretto, aggiunge il cofondatore e direttore commerciale di Antonini Navi Aldo Manna, dove «la coesione tra gli operatori può creare opportunità per tutti e tradurre la crescita della nautica in competenze e lavoro qualificato, soprattutto per i giovani».
Tra i firmatari dell’accordo iniziale, insieme a Comune della Spezia, Regione Liguria e Autorità Portuale, figurano anche alcuni colossi della nautica come Sanlorenzo e Baglietto. Per l’amministratore delegato di Sanlorenzo Tommaso Vincenzi, il Miglio Blu è «molto di più di una concentrazione di eccellenze della nautica: è un sistema in cui competenze, cultura industriale, capacità produttiva, ricerca e formazione si incontrano e creano valore». Per questo motivo, farne parte «significa raccogliere una grande tradizione e continuare a svilupparla guardando al futuro». Sulla stessa lunghezza d’onda Daniele Bellotto, direttore finanziario del Gabbiano: «Per Baglietto è un’opportunità concreta di sviluppo dell’industria nautica sul territorio. Così, grazie a questa iniziativa, negli anni la realtà spezzina ha assunto sempre di più un ruolo di primo piano nel panorama nazionale e internazionale della nautica».
In occasione del rinnovo del protocollo d’intesa, nel 2024, il network si è ulteriormente allargato accogliendo nuovi protagonisti della scena blu. Tra questi, Valdettaro Group. «Il Miglio Blu ha un valore importante per rafforzare la rappresentanza della nautica che si esprime alla Spezia – aggiunge il direttore generale, Alessio Donno –. Proprio per questo ritengo che oggi il progetto debba essere potenziato, ampliandone la rappresentatività e valutando anche la possibilità di farlo evolvere in un vero e proprio soggetto giuridico, superando la dimensione di semplice etichetta territoriale e promozionale». Ed è proprio al futuro che guarda anche il sindaco della Spezia, Pierluigi Peracchini: «Stiamo dialogando con Confindustria per capire come fare un ulteriore passo in avanti – chiosa –. L’obiettivo è qualificare ancor di più la filiera e le forniture del settore, in modo da portare all’interno di quei due chilometri filiere che oggi mancano».