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La nautica italiana non conosce crisi, specialmente nel segmento dei superyacht, e Civitavecchia si conferma un tassello fondamentale per la crescita del settore. A margine del forum “Road to Best”, Vincenzo Poerio, amministratore delegato di Tankoa Yachts, ha tracciato un bilancio estremamente positivo della presenza del cantiere nel porto laziale, definendola un’opportunità strategica nata da “fondamenta che non avevano funzionato” in precedenza.
Tre anni fa, Tankoa ha scelto di concentrare a Civitavecchia le attività di costruzione di scafi e sovrastrutture, partecipando a una gara per l’assegnazione di un’area operativa. “Abbiamo messo su un cantiere che oggi impiega oltre 200 persone“, ha spiegato Poerio. Una scelta che ha permesso di internalizzare processi prima distribuiti in Italia o all’estero. Qui gli scafi vengono pre-allestiti per poi essere trasferiti via mare a Genova, dove avviene il completamento finale, i test e la consegna. “Sebbene la carpenteria possa sembrare un’attività a basso valore, nello yachting è la base essenziale per garantire la qualità di un prodotto di lusso”, ha sottolineato il ceo.
Analizzando lo stato dell’industria, Poerio ha distinto chiaramente tra la nautica “minore” (sotto i 24 metri) e il mondo delle grandi navi da diporto. Mentre la fascia media risente delle oscillazioni economiche, il mercato dei superyacht (dai 40-50 metri in su) è in costante espansione. “Dal 1992 la dimensione media è passata da 24 a 50 metri“, ha osservato Poerio. “Nonostante le guerre e le crisi globali, il numero degli ultra-ricchi nel mondo è triplicato o quadruplicato, sostenendo una domanda che non accenna a calare”. L’Italia si conferma leader mondiale nella produzione di queste “opere d’arte” metalmeccaniche. Su circa 5.500 superyacht naviganti nel mondo, quasi il 70% incrocia nel Mediterraneo, alimentando un indotto logistico e di manutenzione colossale. “Siamo metalmeccanici che realizzano prodotti di lusso”, ha concluso Poerio, ricordando che il fatturato del settore si aggira tra i 6 e i 7 miliardi di euro, con l’Italia in prima linea per capacità costruttiva e innovazione tecnologica.