Il calendario dei grandi eventi della nautica internazionale si distribuisce lungo tutto l’anno, con preminenza per le location degli Stati Uniti e del Mediterraneo, ma non soltanto, e concentrandosi su due poli stagionali: quello autunnale, focalizzato sulle grandi anteprime e sui saloni in acqua, e quello invernale/primaverile, caratterizzato dai grandi eventi al coperto e dai saloni americani.

I nomi sono, per quanto riguarda la prima stagione, Dusseldorf, Miami, Palm Beach, e poi Venezia e, a partire da fine estate e autunno, Cannes, Monte Carlo, Genova, quindi Fort Lauderdale e Dubai. Attualmente siamo quindi nel pieno degli eventi autunnali e dopo Cannes e il Monaco Yacht Show, appena conclusi sarà la volta del Salone Nautico di Genova. A raccontare l’importanza di questi eventi per il settore è Vincenzo Poerio, amministratore delegato di Tankoa, cantiere genovese specializzato in imbarcazioni di alta gamma, una sorta di “boutique” con pochi e ben selezionati clienti a cui fornisce soluzioni tailor made.
Siamo nel pieno della stagione dei saloni nautici. Dopo Monaco arriverà Genova: che significato ha per Tankoa il Salone Nautico?
«Genova è un appuntamento importante soprattutto dal punto di vista del business to business. È il luogo in cui incontriamo cantieri, fornitori e aziende dell’accessoristica nautica, confrontandoci su tecnologie, componenti e soluzioni produttive. Negli ultimi anni il salone ha anche iniziato a guardare con maggiore attenzione al comparto dei grandi yacht, grazie alla creazione di nuove aree dedicate a imbarcazioni di dimensioni superiori. Per noi, che costruiamo yacht da 45 metri in su, la presenza fisica delle barche è però più complessa. I nostri clienti tendono infatti a tenersi le imbarcazioni per il proprio utilizzo e non sempre rientrano in cantiere dopo la stagione estiva, il che rende difficile esporle a Genova».
Il Salone Nautico di Genova ambisce a diventare sempre più un evento internazionale, in grado di competere con appuntamenti consolidati come Cannes o Montecarlo. È un obiettivo realistico?
«È un obiettivo assolutamente condivisibile, ma bisogna essere consapevoli che si tratta di un percorso di medio-lungo periodo. La concorrenza è forte, perché la Costa Azzurra dispone già di una notorietà internazionale e di un ecosistema molto attrattivo per la clientela di fascia alta. Non basta organizzare un buon salone nautico: bisogna costruire attorno all’evento un’offerta complessiva fatta di ospitalità, servizi, trasporti, strutture ricettive, shopping, intrattenimento e qualità della vita. I clienti del settore amano il lifestyle tanto quanto il prodotto. Se vogliamo portare sempre più visitatori internazionali a Genova, dobbiamo fare in modo che la città diventi una destinazione attrattiva anche oltre il salone».
Quindi il ruolo delle istituzioni è fondamentale?
«Certamente. Le istituzioni locali devono accompagnare questo percorso. Servono investimenti e una visione condivisa. Penso alla ricettività alberghiera, alla mobilità, all’organizzazione di eventi collaterali e alle attività di promozione. Se guardiamo a Monaco, la vita del salone prosegue anche la sera attraverso eventi, incontri e occasioni di relazione. L’attrattività nasce da un insieme di fattori. Inoltre bisogna continuare a investire nelle infrastrutture espositive e negli spazi in mare, ampliando la capacità di accoglienza per yacht di sempre maggiori dimensioni».
L’Italia è leader mondiale nella costruzione di superyacht. È quindi naturale avere un grande evento internazionale nel nostro Paese?
«Assolutamente sì. Siamo i primi costruttori al mondo nel segmento dei superyacht e sarebbe logico avere un appuntamento di riferimento internazionale in Italia. Abbiamo un Paese straordinario dal punto di vista paesaggistico, culturale e turistico. Dobbiamo però essere competitivi non solo nella costruzione delle barche, settore in cui eccelliamo, ma anche nei servizi che ruotano attorno alla nautica. Questo richiede uno sforzo congiunto dell’industria e delle istituzioni».
I saloni di Monaco, Cannes e Genova sono molto ravvicinati nel calendario. Per il settore è un vantaggio o uno svantaggio?
«Il periodo è quello giusto. Settembre e ottobre coincidono con la fine della stagione estiva, quando le imbarcazioni possono essere rese disponibili per gli eventi. È anche il momento in cui i clienti sono più propensi a visitare i saloni. Organizzare manifestazioni di questo tipo in pieno inverno sarebbe molto più complicato, soprattutto dal punto di vista del business to consumer. In autunno si concentra il picco di interesse del mercato».
Tankoa realizza yacht destinati a una clientela molto facoltosa. Chi acquista una barca di questo livello che rapporto ha con il mare?
«Non esiste una sola risposta. Ci sono clienti che amano profondamente il mare e desiderano vivere un’esperienza autentica di navigazione. Altri vedono invece lo yacht come un’isola privata, un luogo in cui garantire a sé stessi e alla famiglia privacy, comfort e sicurezza. Durante la pandemia il mercato dei superyacht ha registrato una forte crescita proprio perché molte persone consideravano la barca uno spazio protetto, lontano dall’affollamento e dalle limitazioni della vita quotidiana».
Quindi non si tratta solo di passione nautica?
«Esatto. Le motivazioni sono diverse e spesso convivono. C’è certamente il piacere del mare, ma esiste anche una componente di lifestyle e, in alcuni casi, persino una forma di affermazione personale. Possedere uno yacht importante rappresenta per qualcuno un simbolo di successo. È una realtà molto sfaccettata e ridurla a una sola motivazione sarebbe semplicistico».
Passando a Tankoa, quali sono i principali progetti industriali che state portando avanti?
«A Civitavecchia abbiamo pianificato di cominciare le attività di allestimento che cominceremo, a partire dalle unità di 45 metri, dalla fine di quest’anno. Inoltre il sito continua a fornire gli acciai e gli allumini per Genova, costruendo lo scafo e le sovrastrutture».
State investendo molto anche nella formazione del personale.
«Sì, è un tema fondamentale. Abbiamo avviato attività formative attraverso il progetto Gol, in collaborazione con soggetti che operano tra Toscana e Lazio. L’obiettivo è formare figure professionali come carpentieri e saldatori, competenze oggi molto richieste dall’industria nautica. Vogliamo creare un collegamento efficace tra formazione e occupazione, mettendo le persone nelle condizioni di trovare sbocchi concreti all’interno dei cantieri».
Un altro tema centrale riguarda il costo delle materie prime. Quanto stanno incidendo sui vostri bilanci?
«Moltissimo. Negli ultimi quattro o cinque anni il costo complessivo di costruzione di uno yacht è aumentato di circa il 25-30 per cento. Parliamo non solo di acciaio e alluminio, ma anche di vetro, acciai inossidabili, rame, impiantistica e lavorazioni specializzate. Per fare un esempio, una barca che nel 2021 costava 20 milioni di euro oggi può arrivare a costarne 25. È un incremento reale dei costi industriali, non un fenomeno finanziario».
Quanto pesa la situazione geopolitica in questa dinamica?
«Sicuramente ha avuto un impatto. Noi osserviamo con attenzione ciò che accade a livello internazionale, ma non abbiamo la possibilità di influenzarlo. Quello che possiamo fare è lavorare sull’efficienza. Dobbiamo innovare, migliorare i processi e ridurre i tempi di lavorazione. Se una determinata attività richiedeva dieci ore e riusciamo a completarla in otto, diventiamo più competitivi. Questa è la vera sfida industriale e culturale che il settore deve affrontare nei prossimi anni».