Diciassette decadi a cavallo di tre secoli. Centosettant’anni di storia alle spalle, ma un presente che solca le onde di innovazione, sostenibilità e produzione. «Siamo cambiati molto, ma senza mai tradire il nostro Dna», sintetizza Diego Michele Deprati. Dal 2020 è lui l’amministratore delegato di Baglietto, marchio storico della nautica italiana oggi impegnato in una nuova fase di crescita industriale. «Non è un mistero – confida –: abbiamo necessità di trovare spazi operativi. Non è semplice, ma valutiamo ogni possibilità».
Deprati, quanto è cambiato il Gabbiano nel tempo?
«Molto. L’azienda ha attraversato epoche, mercati e tecnologie differenti, trasformandosi da realtà artigianale a player industriale strutturato. Quello che non è mai cambiato è il modo di costruire yacht fortemente identitari, dove heritage, qualità e cultura del mare si fondono in un unico linguaggio. Oggi siamo più solidi, più internazionali e più diversificati, ma sempre riconoscibili».
Quali sono le priorità strategiche del gruppo?
«Consolidare il posizionamento nel segmento alto del mercato, investire nello sviluppo tecnologico -con particolare attenzione alla transizione energetica – e nel capitale umano, e rafforzare la presenza commerciale internazionale».
Come sta evolvendo il vostro ruolo nel segmento dei superyacht?
«Negli ultimi anni abbiamo compiuto un salto dimensionale e qualitativo. Il varo dell’unità più grande mai realizzata dal cantiere è un passaggio simbolico ma anche sostanziale: dimostra la nostra capacità di gestire progetti custom complessi e di grandi dimensioni. Il posizionamento, a oggi, è quello di un cantiere che coniuga bespoke e affidabilità industriale».
Quali mercati trainano la domanda?
«Quelli tradizionali, Europa e Stati Uniti su tutti, restano solidi. Ma registriamo una crescente dinamicità in Asia. La clientela è sempre più internazionale e sofisticata, con esigenze molto diverse che impongono flessibilità progettuale».
La crisi in Medio Oriente sta incidendo?
«Il contesto geopolitico genera inevitabilmente incertezza. Ma il fatto di avere una clientela diversificata mitiga gli impatti. Più che una contrazione della domanda, osserviamo una maggiore cautela nelle decisioni. Sicuramente, un impatto lo avrà sul costo delle materie prime».
Con quale portafoglio ordini lavorate?
«Solido e distribuito su più anni, con una buona componente di progetti custom. Questo ci garantisce visibilità e stabilità, consentendo di pianificare investimenti e crescita con un orizzonte di medio-lungo periodo. Al momento abbiamo 17 yacht in costruzione dai 35 ai 60 metri per un valore della produzione di circa 470 milioni di euro. In media consegniamo tra le sei e le sette imbarcazioni all’anno: un dato importante per un cantiere che mantiene una dimensione di boutique».
Baglietto investe molto nell’innovazione.
«È un pilastro fondamentale per mantenere la competitività».
Quali sono i progetti più avanzati?
«Sistemi di propulsione alternativi, piattaforme ibride ed elettriche, e Bzero: si basa sull’idrogeno verde e serve per produrre energia utilizzando l’acqua del mare».
Quanto pesa la sostenibilità nelle scelte?
«Non è più un elemento accessorio, ma è parte integrante della progettazione. Ibrido ed elettrico sono già realtà. La sfida è integrarli senza compromettere comfort, autonomia e prestazioni. La tecnologia è una sfida complessa, è vero. Ma è anche una grande opportunità».
Ci sono nuove linee in arrivo?
«Stiamo lavorando su piattaforme ed evoluzioni delle nostre linee di successo, con particolare attenzione alla flessibilità dei layout e a un dialogo sempre più stretto tra interni ed esterni. Continuiamo a rinnovare la gamma tradizionale e la Dom133. Abbiamo appena presentato il nuovo top di gamma da 47 metri: il Dom155. L’obiettivo resta offrire esperienze sempre più personalizzate».
Che rapporto ha Baglietto con La Spezia?
«È un legame storico e strategico. Il territorio rappresenta un polo per competenze, tradizione nautica e filiera produttiva. Il Miglio Blu concentra le migliori professionalità della blue economy».
Lì siete alla vigilia di un intervento strategico. A che punto siete?
«Lavoriamo su due possibili soluzioni. L’obiettivo è migliorare l’efficienza dei processi e aumentare in modo significativo la capacità produttiva».
Si guarda solo allo Spezzino o anche altrove?
«Valutiamo costantemente opportunità di sviluppo, ma con un approccio selettivo. Abbiamo già una sede in Toscana, a Carrara, e la necessità di trovare spazi operativi non è un mistero».
Sul fronte occupazionale, è difficile trovare personale specializzato?
«È una sfida per tutto il comparto. Le competenze richieste non sempre sono facilmente reperibili. Dovremo sicuramente muoverci in maniera sinergica per riuscire a restare competitivi con gli altri Paesi».
Dove vede Baglietto tra cinque anni?
«Vedo un cantiere ancora più forte nel segmento dei grandi yacht, tra cui quello dei progetti custom, riconosciuto per innovazione, sostenibilità e stile. Vedo un cantiere fortemente radicato in un’identità italiana distintiva. E vedo un cantiere capace di coniugare heritage e visione industriale, mantenendo sempre al centro la qualità del prodotto e il rapporto con l’armatore».