L’industria nautica italiana è guardata all’estero con rispetto e attenzione. Qual’è il suo segreto e quali sono le sfide che deve affrontare? Lo spiega in questa intervista il presidente di Confindustria Nautica, Pietro Formenti.
Quali sono i numeri principali che definiscono il comparto nazionale?
“L’industria nautica italiana – risponde Formenti – rappresenta un’eccellenza assoluta del Made in Italy. Nel 2023 ha raggiunto un fatturato industriale record di 8,33 miliardi di euro, con un incremento del +13,6% rispetto all’anno precedente. L’export ha superato i 4,5 miliardi, confermando l’Italia come primo esportatore mondiale di unità da diporto. Siamo leader globali nella produzione di superyacht, con oltre il 50% degli ordini mondiali, e deteniamo posizioni di vertice anche nei segmenti dei battelli pneumatici, della componentistica e dei motori. Con un tasso di esportazione del 90% e oltre 220.000 occupati lungo la filiera, la nautica da diporto italiana ha un moltiplicatore economico e occupazionale tra i più alti dell’intero sistema manifatturiero nazionale”.
Come sta andando il comparto?
“Il 2024, oltre ai record storici di produzione, occupati ed export, ha visto quello della cantieristica nautica superare la cantieristica mercantile. Il 2025 è caratterizzato da una fase di normalizzazione della crescita del settore e una più evidente differenziazione delle dinamiche fra i prodotti di fascia elevata, la cui richiesta continua a essere importante, e la piccola nautica, che sta registrando una frenata generalizzata con picchi acuti in alcuni mercati e in alcuni segmenti tipologici e dimensionali, a seguito delle turbolenze internazionali e per alcune carenze infrastrutturali, ma anche per una pressione delle forze di polizia che non trova giustificazione. Si pensi alla storia kafkiana del Bollino Blu. Lo prevede una legge, cui non viene data applicazione, a seguito del controllo con esito positivo, anche richiesto volontariamente dall’utente, al fine di evitarne la duplicazione. Ebbene, viene rilasciato solo nel 5% dei casi tra l‘altro accrescendo, oltre il fastidio e l’insofferenza dell’utenza, nel caso dei noleggi anche straniera, i costi ingiustificati a carico dello Stato. Se ho un superyacht me ne vado all’estero, se ho una imbarcazione media la registro sotto bandiera polacca, cosa che solo nell’ultimo anno hanno fatto 3.500 utenti. Se ho il natante, mi stufo e lo vendo”.
Torniamo alle prospettive di mercato.
“Restano, comunque, complessivamente positive, perché trainate dal significativo contributo del segmento dei superyacht, che mantiene il primato globale assoluto (51%) per gli ordini di unità superiori ai 24 metri, e dall’export. L’exploit delle esportazioni globali della produzione cantieristica nautica italiana risulta certamente l’elemento più significativo della crescita degli ultimi anni: Fondazione Edison, partner scientifico della Nautica in Cifre, ha registrato che nel decennio 2004-2014 l’intera manifattura italiana è cresciuta del 55%, mentre la nautica oltre il doppio, del 119%. Alle preoccupazioni per la nautica sociale si aggiungono tuttavia quelle per la media nautica che vede gli Stati Uniti come primo sbocco commerciale. C’è poi il tema delle società di noleggio e locazione, che sono tra i principali acquirenti della cantieristica, che sono in forte difficoltà, strangolate da un’invasiva attività di verifica e controllo che non intacca minimamente il charter abusivo – per farlo dovrebbe essere rivolta a verificare in rete le offerte “fai da te” – e che invece blocca i contratti e fa fuggire dalla concorrenza estera i clienti”.
Le aziende stanno subendo effetti dalla guerra commerciale internazionale?
“C’è sicuramente preoccupazione per il tema dei dazi e per le conseguenze che potrebbero derivarne per l’industria di settore europea. Le guerre commerciali, infatti, non hanno mai né vincitori né vinti e la produzione italiana si rivolge a segmenti non sovrapponibili a quelli statunitensi, caratterizzati da un maggiore contenuto tecnologico e da un elevato livello di personalizzazione. In parallelo, l’export Usa verso l’Italia è quasi raddoppiato nell’ultimo anno, a conferma di un’interdipendenza positiva, tuttavia rischiamo di rimanere prigionieri di altri meccanismi”.
I conflitti alle soglie del Mediterraneo hanno limitato lo sviluppo della nautica da diporto nell’area?
“No. I dati della nostra associata Assomarinas confermano una previsione di crescita nei ricavi dei porti turistici italiani per il 2025, segnale che il sistema continua ad attrarre e a generare valore nonostante le difficoltà esterne. Vorrei ricordare il valore, il ruolo e l’importanza della proiezione della nostra Marina militare, non solo nel Mediterraneo, ma anche in quello che viene definito spazio allargato, per assicurare protezione alla navigazione sia commerciale sia da diporto”.
Quali caratteristiche hanno permesso la leadership italiana in questo settore?
“La forza dell’industria nautica italiana risiede nella capacità di integrare artigianalità, design, innovazione e servizio. L’attenzione al dettaglio, la personalizzazione estrema, la qualità dei materiali e la filiera interconnessa rendono ogni barca un prodotto unico, che si lega fortemente alle eccellenze dei territori. Questo modello, sostenuto da un sistema di Pmi altamente specializzate e da distretti produttivi, è riconosciuto a livello mondiale come un benchmark di eccellenza che ci consente di generare un valore aggiunto straordinario”.
Quale ruolo ha la tecnologia nella competitività italiana?
“Un ruolo centrale che ci consente di essere all’avanguardia. L’innovazione tecnologica è oggi una leva strategica su più livelli: dalla progettazione digitale orientata all’efficientamento, ai sistemi di propulsione sostenibile, dall’elettronica di bordo all’integrazione IoT. Per quanto riguarda la transizione verso soluzioni ibride, full electric o a combustibili rinnovabili devo dire che è un ambito in cui le imprese italiane stanno investendo molto, consapevoli, come ribadito dal recente studio commissionato da Icomia (l’associazione mondiale del settore), che non esiste una soluzione unica e serve un approccio flessibile e basato sull’intero ciclo di vita delle unità da diporto. Tuttavia, manca completamente la risposta del regolatore, non abbiamo norme tecniche per l’implementazione dell’idrogeno a bordo delle unità da diporto o per la navigazione sui foil (ali di sostentamento)”.
Sentite l’esigenza di una politica industriale italiana e europea?
“Assolutamente sì. Oggi tanti si affannano ad occupare spazi di visibilità in tema di economia del mare, ma se parliamo di “politiche del mare”, parliamo di politiche industriali e la prima voce da ascoltare deve essere quella di Confindustria. Sul piano europeo, oltre al tema dei dazi, occorre fare in modo di tutelare la cantieristica dalla concorrenza di Paesi che sono geograficamente ai nostri margini e crescono grazie a gole meno complesse delle nostre. In generale, l’industria nautica da diporto ha bisogno di norme chiare, anche per la transizione ecologica, accesso agevolato al credito e strumenti per la formazione professionale. Quest’ultimo è un tema cruciale. Mi sembra di poter dire che le industrie nautiche statunitense e inglese sono arretrate per aver perso la manodopera specializzata, che è la nostra ricchezza. Occorre investire nel travaso di competenze fra generazioni. Le imprese sono pronte a fare la propria parte, ma serve una visione di sistema condivisa a livello nazionale ed europeo”.
Qual è l’importanza delle grandi manifestazioni come il Salone Nautico di Genova?
“Il Salone Nautico Internazionale è senza dubbio un grande evento fieristico, il più importante evento del Mediterraneo, uno dei primi tre saloni nautici a livello mondiale, nonché secondo in Italia dopo il Salone del Mobile di Milano. È, soprattutto, una piattaforma strategica e un grande strumento di competitività per l’industria italiana, che non a caso è prima al mondo. L’edizione 2025 si terrà dal 18 al 23 settembre e ne celebra i 65 anni, all’interno del Waterfront progettato da Renzo Piano, unico al mondo pensato espressamente per tale finalità. Sul territorio che lo ospita, secondo un’analisi condotta da Nielsen, il Salone Nautico genera ogni anno un indotto di 70 milioni di euro in pochi giorni e richiama operatori e stampa da oltre 30 Paesi e 5 continenti. Voglio ricordare come dieci anni fa, il Salone Nautico stava letteralmente morendo a seguito della pesante crisi in cui versava ente Fiera di Genova gravata da pesanti debiti e quindi posta in liquidazione. Confindustria Nautica, con la responsabilità di rappresentare un settore trainante del Made in Italy e del sistema economico nazionale, con la sua società I Saloni Nautici in pochi anni ha salvato la vetrina mondiale dell’industria nautica riportando la manifestazione ai vertici fieristici nautici internazionali, in ragione della propria competenza specifica del settore e della profonda conoscenza del mercato nonché delle sue necessità espositive e di promozione internazionale. È l’ennesima conferma che pubblico e privato devono lavorare insieme, ma il primo deve limitarsi a delineare il quadro regolatorio e al secondo va affidata la gestione, lasciandolo libero da lacci burocratici per competere a livello internazionale. In questo senso, l’organizzazione a cura di Confindustria Nautica fa sì che il Salone sia un importante strumento di politica industriale, perché stimola investimenti, guida le sfide del futuro, e promuove un confronto permanente tra imprese e istituzioni”.
Come sarà la prossima edizione?
“I temi di internazionalizzazione, innovazione e sostenibilità saranno il filo conduttore. In particolare, venerdì 19 settembre si terranno la quarta edizione del World Yachting Sustainability Forum, il forum internazionale organizzato da Confindustria Nautica in collaborazione con la rivista International Boat Industry; l’European Sustainable Boating roundtable – realizzata in collaborazione con Ebi, la federazione nautica europea – con un focus specifico sulle nuove sfide del commercio internazionale; a seguire, la tavola rotonda sui criteri ESG per la nautica – organizzata da Confindustria Nautica in collaborazione con Rina e Bper Banca – incentrata sulle sfide e le opportunità legate all’introduzione di parametri di sostenibilità per il settore nautico, con un focus sull’accesso agli strumenti di finanza sostenibile. La giornata si concluderà con la sesta edizione del Design Innovation Award, il riconoscimento promosso da Confindustria Nautica e dal Salone Nautico Internazionale di Genova per premiare l’eccellenza, la ricerca e l’innovazione nel settore nautico. Quest’anno la giuria, composta da esperti internazionali nei campi della nautica, del design e della cultura, sarà presieduta da Walter De Silva, uno dei più illustri designer italiani riconosciuto a livello mondiale”.
Quali sono i mercati emergenti per le nostre esportazioni?
“Il Libro bianco del Made in Italy del Mimit indica le unità da diporto come una delle punte di diamante dei “nuovi surplus” con l’estero, insieme ad alimentari, farmaceutica, ottica e cosmetica. La provenienza geografica degli armatori si estende con forza nell’Asia Pacific, Medio Oriente e Stati Uniti. Questi clienti cercano un prodotto che rispecchi il loro stile di vita, attenti al design ma anche alla sostenibilità, alla tecnologia e alla personalizzazione. Il potenziale di espansione è ancora elevato, soprattutto nei Paesi con nuove generazioni di Hnwi e Uhnwi (i clienti con patrimoni elevati e molto elevati, ndr) in rapida crescita”.
Qual è l’impegno sul fronte della formazione e delle maestranze nella cantieristica nautica?
“L’Ufficio Studi di Confindustria Nautica ha mappato oltre 220 codici Ateco legati alla nostra filiera, evidenziando fabbisogni crescenti per figure come carpentieri, tecnici di cantiere, esperti in Cad e after-sales. In collaborazione con Sviluppo Lavoro Italia e il ministero del Lavoro, altri soggetti pubblici e privati, stiamo promuovendo percorsi di formazione tecnica valorizzando anche strumenti normativi come la revisione del decreto sui titoli professionali e la nuova figura del Mediatore del Diporto. Il tema è talmente cruciale che per la prima volta ho conferito una delega specifica a un vicepresidente, l’ingegner Vincenzo Poerio, che è anche presidente di un Its (Istituto tecnico superiore, ndr), che coordina tutti i presidenti delle nostre assemblee di settore al fine di fotografare i reali fabbisogni per ogni segmento della filiera. Infine, partecipiamo attivamente a tavoli tecnici su porti, flotte e competenze nel contesto del Cluster “Economia del Mare” di Confindustria, coordinato dal vicepresidente Zanetti: obiettivo comune è sostenere un’industria dell’indotto sempre più qualificata, per garantire competitività e innovazione della nautica da diporto italiana”.