Genova – Con 8,7 miliardi di euro la nautica italiana nel 2025 ha realizzato il fatturato record di sempre, ma la crescita rallenta ancora (+1,4% contro il +3,2% del periodo 2023-2024), mentre si aggrava la crisi di vendite nel settore vela (-7,5%) e fuoribordo-gommoni (-9,2%). La produzione nazionale della cantieristica raggiunge 5,4 miliardi di euro (+0,5%), quella di unità entrobordo complessivamente registra un +1,3%.
Bene l’accessoristica, che con vendite oltre 2 miliardi (+0,4%) per metà destinate all’estero. Cresce il comparto dei superyacht, da sempre il tratto distintivo della nautica in Italia, pure se tallonato dalla Turchia, che nella classifica generale dei grandi produttori di questo segmento supera i Paesi Bassi, ponendosi alle spalle del Belpaese, sempre primo con 568 ordini, il 52% del totale globale.
È questa la sintesi dei dati presentati al Padiglione Blu di Genova da Pietro Pagani Isnardi (direttore Centro Studi Confindustria Nautica) e Marco Fortis (vicepresidente della Fondazione Edison) e contenuti nel Log, l’annuario statistico del settore realizzato con la collaborazione dello Iulm Comar, e che ogni anno ne misura lo stato di salute. Lo scorso anno la quota in export della cantieristica ha raggiunto il 90%, mentre il valore delle esportazioni tocca il nuovo record di 4,4 miliardi di euro, +2,6% sul 2024.
La quota italiana sull’export mondiale è pari al 21,3%. Dati interessanti che seguono quelli formalizzati pochi giorni fa dalla Sace nel FocusOn sulla Blue Economy, dove tra le altre cose veniva messo in evidenza come lo scorso anno il valore dell’export della nautica fosse uguale a quello delle vendite all’estero di navi da crociera prodotte in Italia. I dati 2025 sono l’effetto della crisi dei consumi del ceto medio (in Italia come all’estero) e dell’aumento della base e capacità di spesa dei super-ricchi a livello globale.
Paradossalmente, è stato evidenziato da Pagani, alla nautica italiana oggi mancano spazi e persone per incrementare la capacità produttiva. Di qui l’attività di lobbying per ottenere spazi da dedicare alla cantieristica nautica nei porti italiani (in questo senso sono molteplici gli emendamenti nella Riforma di settore in discussione alla Camera) e la richiesta al settore pubblico di concretizzare più corsi negli istituti tecnici superiori specializzati in questo settore (a Genova sono per esempio in corso le riunioni preparatorie dei progetti ForMare della Regione, mentre il Comune ha da poco affidato alla Fondazione Fulgis l’organizzazione della nuova Scuola delle Professioni del mare). Ad oggi, gli addetti effettivi salgono a 32.420, +3% sul 2024, mentre considerando l’intera filiera nautica si arriva a circa 170 mila occupati.
A livello di previsioni, c’è comunque ottimismo tra gli operatori italiani: il comparto dei super-yacht conta per il 2026 di recuperare ancora un punto percentuale di crescita, barche a vela e gommoni prevedono una crescita del 5,4%, accessori e motori del 4,4%.
Il contributo della nautica al prodotto interno lordo italiano è pari a 7,5 miliardi di euro, corrispondente al 3,3 per mille del Pil nazionale. «Da inizio millennio – evidenzia Fortis – l’export italiano della nautica è passato da 0,8 a 4,4 miliardi. Un risultato che colloca il comparto tra le punte più dinamiche del nostro export manifatturiero». «La leadership dell’alto di gamma e la vocazione internazionale continuano a essere elementi di forza, mentre la piccola nautica risente delle incertezze e delle difficoltà che interessano globalmente la classe media – commenta Piero Formenti, presidente della Confindustria Nautica -. La nostra competitività futura dipende dalla capacità di innovare, investire nelle competenze, sostenere l’internazionalizzazione e creare le condizioni perché possa crescere l’intera filiera».