Il grande boom edilizio dei data center negli Stati Uniti, alimentato dalle promesse dell’intelligenza artificiale, sta subendo una brusca battuta d’arresto. Secondo i dati di Bloomberg, quasi la metà dei 12 gigawatt di potenza informatica pianificati per quest’anno è stata ritardata o cancellata. La società di analisi Sightline Climate stima che solo un terzo di questi progetti sia effettivamente in fase di costruzione, e la proporzione scende ulteriormente se si guarda ai piani per il 2027. Se da un lato pesano le carenze di forniture elettriche, come trasformatori e batterie, dall’altro l’ostacolo principale è diventato politico e sociale. Si sta diffondendo una forte e trasversale opposizione locale che unisce democratici e repubblicani contro l’impatto ambientale e infrastrutturale di queste enormi strutture.
Il Maine ha approvato una moratoria statale sulla costruzione di data center sopra i 20 megawatt fino al 2027, e leggi simili sono al vaglio in altri dodici stati. A Port Washington, nel Wisconsin, i cittadini hanno votato un referendum per limitare le agevolazioni fiscali ai progetti multimilionari, una reazione diretta a un piano da 15 miliardi di dollari gestito da Oracle e OpenAI. A Festus, nel Missouri, gli elettori hanno persino bocciato alle urne quattro amministratori locali che avevano approvato un impianto da 6 miliardi di dollari. L’Agenzia Internazionale dell’Energia prevede che circa la metà della nuova domanda elettrica globale fino al 2030 sarà generata dall’IA generativa, che richiede molta più energia rispetto al cloud tradizionale.
Questa enorme richiesta energetica sta spingendo colossi come Meta a finanziare nuove centrali a gas, smentendo le promesse di una transizione ecologica immediata guidata dall’IA. Le emissioni di gas serra dei data center rischiano di raddoppiare entro la fine del decennio, ben prima che investimenti futuristici come la fusione nucleare possano dare frutti. I benefici tangibili per la popolazione, intanto, faticano a vedersi. I cittadini percepiscono un divario profondo tra il futuro radioso promesso dalla Silicon Valley e la realtà quotidiana fatta di testi scolastici copiati, video bizzarri sui social, riassunti email inutili e un aumento generale delle bollette e dell’inquinamento acustico. I sondaggi mostrano che il 65% degli americani si opporrebbe alla costruzione di un data center nella propria comunità e la maggioranza teme che l’IA distrugga posti di lavoro e peggiori l’istruzione. I promotori cercano di convincere i territori promettenti parlando di posti di lavoro e introiti fiscali, ma i data center impiegano pochissimo personale a lungo termine e le esenzioni fiscali concesse ai colossi tecnologici finiscono per impoverire le casse pubbliche, come dimostrano i miliardi di entrate svaniti in Texas.
Nel frattempo, emergono inquietanti questioni di sicurezza. In Florida è stata aperta un’indagine per capire se ChatGPT abbia assistito l’autore di una strage scolastica alla Florida State University, avendo risposto a domande specifiche sugli orari di maggiore affluenza dell’ateneo. Parallelamente, OpenAI sta sostenendo una proposta di legge in Illinois per esentare le aziende da responsabilità civili in caso di danni critici causati dai modelli avanzati, inclusi scenari di distruzione di massa. Sul fronte militare, sistemi di intelligenza artificiale sviluppati da aziende private per il Pentagono sono già stati utilizzati in contesti di guerra in Medio Oriente, provocando vittime civili.
Mentre l’amministrazione statunitense e le aziende tecnologiche giustificano questa corsa alla costruzione come un imperativo di sicurezza nazionale per battere la Cina in una competizione tecnologica globale, molti osservatori si chiedono chi beneficerà davvero di questa superintelligenza. I timori geopolitici vengono usati per creare un senso di urgenza e distrarre dai problemi reali: l’aumento delle diseguaglianze economiche, i licenziamenti premiati dai mercati azionari e i profitti concentrati in fondi privati inaccessibili. Al di là della retorica utopica o apocalittica sul futuro del pianeta, il dibattito pubblico sulle infrastrutture digitali si sta progressivamente spostando su una domanda concreta e immediata: a cosa serve davvero tutta questa tecnologia, e per il beneficio di chi viene costruita? Per ora, la risposta di gran parte dei cittadini americani è che il prezzo da pagare supera di gran lunga i benefici ricevuti.