Scandagliare i fondali, catturare immagini, processare i dati e trasmetterli in tempo reale in superficie a un’unità di comando che coordina le operazioni. È l’essenza del progetto firmato dal capitano di corvetta Lorenzo Bazzarello, sviluppato per rendere la bonifica e la sorveglianza dei fondali più tempestive e sicure per la Marina Militare. L’iniziativa ha conquistato il premio di ricerca “Tiberio”, conferito a Livorno per dare valore a studi di eccellenza applicabili agli obiettivi operativi della Forza armata.
Bazzarello, con un master in Elettronica subacquea e un dottorato di ricerca in Robotica marina all’Università di Pisa, ha maturato la propria esperienza al Comando delle Forze di Contromisura Mine prima di prendere servizio tra Centro di Supporto e Sperimentazione Navale e Polo Nazionale della Dimensione Subacquea. A metà giugno si è recato a Livorno per ritirare il riconoscimento. Da allora, la ricerca ha fatto un salto di scala: oggi è integrata in un “Piano nazionale della ricerca militare”, nome in codice “Pacman”, al quale stanno collaborando le università di Pisa e Firenze insieme a due aziende leader del settore.
L’obiettivo è portare l’intelligenza artificiale negli abissi. E, nello specifico, utilizzarla per il riconoscimento e la localizzazione delle mine sul fondale. Partendo da un robot sottomarino a struttura modulare e aperta, il capitano di corvetta Bazzarello ha aggiunto un’unità di calcolo avanzata in grado di processare istantaneamente i dati raccolti da reti neurali, sensori e sonar. È un sistema che sfrutta modelli avanzati di “computer vision” – come Mask-RCNN e Saliency Convolutional Neural Network – addestrati per distinguere, localizzare e immortalare gli ordigni tra le asperità del mondo marino.
L’efficacia dei sistemi è emersa sia nei bacini di prova del Cssn sia in mare aperto, durante le esercitazioni internazionali Repmus 21 e 22 al largo del Portogallo. I report delineano una transizione netta nella guerra alle mine configurando «uno scenario di cooperazione uomo-macchina in cui i compiti più rischiosi, come l’ingresso nei campi minati, vengono delegati ai droni, lasciando al personale il ruolo di pianificatore, supervisore e decisore finale», spiegano dalla Marina Militare.
Il mare, e in particolare la dimensione subacquea, resta un dominio critico per la sicurezza e le infrastrutture nazionali. Un tema rilanciato, e sottolineato, anche durante l’ultima edizione del forum “Risorsa Mare” 2026 in scena all’Autorità portuale. Tra ordigni inesplosi e risalenti ai conflitti passati e nuove minacce ibride, l’automazione hi-tech diventa una sfida da non fallire. Una priorità che però dovrà tenere conto di un aspetto da cui la Forza armata non prescinde: l’innovazione tecnologica deve essere «finalizzata al supporto degli operatori, richiedendo al contempo un costante investimento sulla preparazione tecnica e culturale del personale».