L’espansione dell’intelligenza artificiale sta trasformando il mercato energetico del Sud-est asiatico. La costruzione di nuovi data center, indispensabili per alimentare i servizi digitali e i sistemi di calcolo avanzato, sta facendo crescere rapidamente la domanda di elettricità e, di conseguenza, quella di gas naturale liquefatto (Gnl). Una dinamica che rischia di entrare in conflitto con gli obiettivi climatici della regione, già alle prese con le conseguenze della guerra in Iran e con l’instabilità delle forniture energetiche.
Il tema è stato al centro di Gastech 2026, la conferenza internazionale dedicata al settore del gas, che si è svolta questa settimana a Bangkok. Secondo quanto riportato dai media locali, i rappresentanti dei Paesi del Sud-est asiatico hanno sottolineato la necessità di garantire forniture di Gnl affidabili e a prezzi accessibili, anche attraverso una maggiore cooperazione regionale. Singapore rappresenta il caso più emblematico: circa il 95% della produzione elettrica del Paese dipende già dal gas naturale. L’aumento degli investimenti nei data center sta spingendo anche Malaysia, Thailandia e Indonesia a rafforzare le proprie infrastrutture energetiche. Le centrali a ciclo combinato alimentate a gas rappresentano, per molti operatori, una soluzione affidabile per garantire elettricità ininterrottamente, una caratteristica essenziale per i centri di elaborazione dati. Secondo gli operatori del settore, gli investitori tecnologici sono consumatori di energia con una domanda relativamente stabile, in grado di sostenere nuovi progetti di approvvigionamento.
«Malaysia e Thailandia sono a un punto di svolta», ha dichiarato Omarali, citato nell’analisi di Oilprice. Gli investimenti nei data center aumentano rapidamente proprio mentre la produzione interna di gas raggiunge il picco e si avvia verso una fase di declino. La costruzione di nuovi terminali per le importazioni di Gnl potrebbe dunque diventare strategica. A complicare il quadro è la crisi dello Stretto di Hormuz. Secondo le stime citate dall’East Asia Forum, prima dell’offensiva militare statunitense e israeliana contro l’Iran, attraverso lo stretto transitavano circa 20 milioni di barili di petrolio e prodotti petroliferi al giorno. Circa l’80% del petrolio e il 90% del gas naturale trasportati era destinato ai mercati asiatici. Le conseguenze sulle economie emergenti del Sud-est asiatico sono significative: l’aumento dei prezzi e il rischio di interruzioni nelle forniture mettono sotto pressione sistemi elettrici già vicini ai limiti di capacità.
La crisi sta tuttavia dando nuovo impulso all’energia solare, soprattutto se abbinata a sistemi di accumulo a batterie. Per Paesi come Indonesia e Filippine, investire nelle rinnovabili significa non soltanto ridurre le emissioni, ma anche contenere la dipendenza dalle importazioni e aumentare la sicurezza energetica. La transizione deve però fare i conti con infrastrutture ancora insufficienti: reti elettriche e sistemi di trasmissione non sono sempre adeguati a sostenere una rapida elettrificazione. Per questo, almeno nel breve periodo, i governi sembrano orientati a una strategia pragmatica: gas naturale e solare dovranno convivere, mentre la domanda di elettricità continuerà a crescere spinta dalla rivoluzione dell’intelligenza artificiale.