Il presidente dei consolidatori italiani: “Il groupage non è lavoro per robot”

Maurizio Briglia (Aicm) spiega: “La nostra è ancora un’attività artigianale”

Il riempimento dei container marittimi è un'operazione complessa da cui dipende anche la stabilità della nave

Ultimo aggiornamento 8 agosto 2025 - 16:21

Genova – L’automazione spinta non è ancora matura per la logistica pesante. I robot si stanno diffondendo nei magazzini, ma il presidente dell’associazione italiana consolidatori marittimi (Aicm), Maurizio Briglia, spiega l’importanza del fattore umano nel consolidamento e deconsolidamento di un container.

La notizia recente è che Dhl, uno dei maggiori corrieri internazionali, ha acquistato mille robot del modello Stretch dall’azienda statunitense Boston Dynamics, all’avanguardia in questo campo, per movimentare piccoli colli nei magazzini. La capacità di questo robot è di scaricare 700 pacchi all’ora. In futuro l’azienda intende estendere il loro utilizzo anche ad altri compiti. La collaborazione fra Dhl e Boston Dynamics è cominciata nel 2018. Negli ultimi tre anni Dhl ha investito in automazione dei magazzini un miliardo di euro.

“Il consolidamento dei container marittimi – spiega Briglia – è però un’attività più complessa rispetto a quella che possono svolgere questi robot”. Non si tratta cioè di movimentare pacchi abbastanza leggeri e di dimensioni standard, ma di compiere manovre più complesse. E infatti Briglia ammette di non conoscere l’accordo fra Dhl e Boston Dynamics. Questo non vuol dire che non esistano campi di applicazione dell’automazione anche nel consolidamento, ma per il momento le possibilità sono piuttosto limitate. “In passato – afferma Briglia, che è anche presidente della società di groupage Combi Line International – abbiamo fatto riflessioni sulla misurazione automatica e digitale delle merci all’interno dei nostri magazzini, piuttosto che utilizzare le mani. Un sistema per la misurazione volumetrica, che consentisse di evitare di mettere le mani su colli magari spigolosi e ridurre così i rischi”.

In alcuni ambienti di lavoro si è pensato di misurare pallet, non singoli colli, con attrezzature in 3d, senza presenza umana. Il presidente dei consolidatori sottolinea una differenza. “Dhl – dice – ha bisogno di un servizio uniformato, per gestire un magazzino di merci omogenee, con parametri prefissati. In questo caso la soluzione robotizzata ha una funzione logistica. Non è però questo il caso per il consolidamento di merci eterogenee. In tal caso le variabili sono troppe ed è necessario l’intervento umano. La nostra è ancora un’attività artigianale, dove serve l’intervento manuale perché ci sono difficoltà particolari da affrontare”.

Tuttavia la curiosità per le nuove tecnologie c’è. L’innovazione, come detto, riguarda le misurazioni. In certi magazzini si applica un sistema per cui la merce viene portata e appoggiata in un’area prefissata dove un laser ne rileva altezza e larghezza. E poi c’è il tema della cybersecurity, che è strettamente connesso a quello dell’innovazione: strumenti più sofisticati sono anche più vulnerabili. “La cybersecurity – dice Briglia – tocca tutti nel mondo del trasporto. Società del nostro settore sono state colpite da situazioni critiche che hanno messo a rischio giorni di lavoro, dati e servizi. Per questo occorre proteggere i software gestionali da elementi esterni. I casi sono stati pochi, ma bastano a destare preoccupazione”.