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Il futuro della subacquea e della blue economy passa attraverso l’autonomia gestionale e l’intelligenza artificiale. A tracciare la rotta è Adriano Mongini, COO della Drilling & Sonsub Division di Saipem, intervenuto a margine del forum “Shipowners and Shipbuilding”. “Saipem, attraverso la divisione Sonsub, rappresenta la realtà italiana che ha sviluppato per prima i droni subacquei autonomi”, ha ricordato Mongini, sottolineando come questi mezzi costituiscano ormai “una parte fondamentale del mondo underwater”. L’evoluzione tecnologica ha trasformato i vecchi veicoli controllati da remoto (ROV) in veri e propri droni indipendenti. Nati e sviluppati inizialmente per rispondere alle complesse esigenze del settore dell’oil and gas, oggi questi dispositivi stanno ampliando notevolmente il loro raggio d’azione. “Il problema principale da superare è sempre stato quello dell’autonomia”, ha spiegato il manager. “Essere autonomi significa non dipendere più da un cavo collegato a una nave di superficie, permettendo così di raggiungere un range operativo molto più esteso”. Ma l’autonomia porta con sé sfide tecnologiche cruciali: il veicolo deve essere in grado di capire il contesto e decidere da solo, rispettando i limiti della missione. Una frontiera che Saipem ha superato grazie all’integrazione dell’intelligenza artificiale. “L’IA consente a veicoli opportunamente addestrati e istruiti di prendere decisioni autonome durante le operazioni”, ha evidenziato Mongini. I droni possono così eseguire ispezioni e rilevamenti avanzati tramite sensori dedicati, o effettuare piccoli interventi manipolativi su valvole e attrezzature sottomarine. Al termine della missione, i droni rientrano autonomamente in una “docking garage”, una struttura subacquea dove si riconnettono per ricaricare le batterie, scaricare i dati raccolti e programmare le nuove missioni. “È una tecnologia versatile – ha concluso Mongini – che partita dall’oil and gas trova ora uno sviluppo importantissimo nei campi della difesa e del settore civile”.