Piccola pesca, grandi progetti: barche contro l’aumento del fuel e un gestionale per il comparto

Le ultime novità presentate durante la kermesse Tipicità in Blu di Ancona. Obiettivi: ridurre la dipendenza dai costi energetici, vendere di più e meglio

Il progetto di Cromaris

Ultimo aggiornamento 26 luglio 2026 - 19:27

La sostenibilità della pesca non si misura più soltanto nella capacità di tutelare gli ecosistemi marini o di garantire il rinnovo delle risorse ittiche. Sempre più spesso si misura nella tenuta economica delle imprese, nella loro capacità di assorbire l’aumento dei costi energetici, di innovare i processi produttivi e di trasformare il pescato in valore lungo l’intera filiera. È attorno a questa nuova geografia della competitività che si sono sviluppati alcuni dei confronti più significativi di Tipicità in Blu 2026, la manifestazione che ad Ancona continua a consolidarsi come uno dei principali luoghi di riflessione sulle trasformazioni della Blue economy adriatica. Un osservatorio privilegiato dal quale leggere le sfide che attraversano il mare contemporaneo, sempre meno riconducibili alle singole filiere e sempre più legate alla capacità di integrare innovazione, sostenibilità e sviluppo territoriale.

In questo quadro assume particolare rilievo il lavoro portato avanti dall’Amap (l’Agenzia per l’Innovazione nel settore agroalimentare e della pesca delle Marche) che all’interno della manifestazione ha proposto una lettura unitaria di due questioni destinate a incidere profondamente sul futuro della pesca regionale: la transizione energetica delle flotte e la valorizzazione economica della piccola pesca artigianale. Temi differenti soltanto in apparenza: per anni il dibattito sul settore ittico ha affrontato separatamente le questioni ambientali, produttive e commerciali. Oggi, al contrario, emerge con sempre maggiore evidenza la necessità di una visione sistemica. La sostenibilità economica delle imprese dipende infatti tanto dalla capacità di ridurre i costi operativi quanto dalla possibilità di aumentare il valore riconosciuto alle produzioni. In altre parole, la competitività si costruisce contemporaneamente a bordo delle imbarcazioni e lungo i mercati.

Una riflessione che ha trovato una prima declinazione concreta nel workshop dedicato al progetto europeo 3efishing, promosso nell’ambito del programma Interreg Italia-Croazia. La questione affrontata è tra le più strategiche per il futuro delle marinerie adriatiche. L’instabilità dei mercati energetici e l’aumento del costo dei carburanti hanno progressivamente modificato gli equilibri economici della pesca, incidendo in modo diretto sulla redditività delle imprese. Per le flotte di piccola scala, che costituiscono una componente fondamentale del tessuto produttivo adriatico, la dipendenza dai combustibili fossili rappresenta oggi non soltanto un problema ambientale ma una vera e propria vulnerabilità economica. Da qui la ricerca di soluzioni capaci di accompagnare il comparto verso modelli produttivi più efficienti.

Il progetto 3efishing lavora con criticità che vanno ben oltre la disponibilità della risorsa: aumento dei costi operativi, compressione dei margini, difficoltà di accesso ai mercati, frammentazione delle informazioni economiche e crescente complessità normativa. In questo scenario la conoscenza assume un valore strategico. vora proprio in questa direzione, puntando sull’introduzione di sistemi di propulsione ibrido-elettrica attraverso interventi di retrofit delle imbarcazioni esistenti. Una scelta che guarda alla decarbonizzazione non come obiettivo astratto, ma come leva concreta di innovazione industriale e di contenimento dei costi.

Il confronto tra università, centri di ricerca, imprese e istituzioni italiane e croate ha evidenziato come la transizione energetica rappresenti ormai una componente strutturale delle politiche per la pesca. Non soltanto per ridurre le emissioni, ma per costruire una maggiore resilienza economica delle imprese e rafforzare la competitività delle attività produttive legate al mare. Ma la sostenibilità di una filiera non si esaurisce nell’efficienza della produzione. Se il primo fronte riguarda la riduzione dei costi, il secondo riguarda la capacità di creare valore.

Da questa consapevolezza nasce il lavoro sviluppato attraverso l’Osservatorio per la piccola pesca artigianale e la valorizzazione del pescato, al centro di un secondo momento di confronto promosso dall’Amap nell’ambito di Tipicità in Blu. La piccola pesca continua a rappresentare uno degli elementi più identitari delle economie costiere dell’Adriatico. Tuttavia, si conIl percorso sviluppato insieme al Dipartimento di Management dell’Università Politecnica delle Marche punta a costruire una base informativa più solida e strutturata sulla realtà economica del comparto. Un passaggio fondamentale per superare uno storico deficit conoscitivo che ha spesso limitato la capacità di elaborare politiche efficaci e strategie di sviluppo coerenti con le reali esigenze delle imprese. L’obiettivo non è soltanto raccogliere dati. È comprendere come si genera valore lungo la filiera, quali siano i fattori che incidono sulla sostenibilità economica delle imprese e quali strumenti possano contribuire a rafforzare il posizionamento del pescato locale sui mercati e, allo stesso tempo, grazie a Slow Food Marche, valorizzarne gli elementi narrativi. È qui che i due percorsi si incontrano.

A ben vedere, il progetto 3efishing e l’Osservatorio sulla piccola pesca affrontano la stessa questione da prospettive differenti. Il primo interviene sul lato dei costi, cercando di ridurre la dipendenza energetica delle attività produttive attraverso l’innovazione tecnologica. Il secondo opera sul lato del valore, costruendo strumenti di analisi, governance e comunicazione capaci di accrescere la competitività delle produzioni ittiche. La vera sfida della Blue economy contemporanea consiste proprio nel tenere insieme queste due dimensioni. Una flotta più efficiente, ma incapace di valorizzare adeguatamente il proprio prodotto rischia di rimanere economicamente fragile.

Allo stesso modo, un pescato di qualità inserito in un sistema produttivo caratterizzato da costi energetici elevati continua a scontare limiti strutturali che ne riducono la capacità competitiva. Per questo i due temi hanno trovato una naturale convergenza all’interno della stessa cornice. Tipicità in Blu si conferma infatti molto più di una manifestazione dedicata alle culture del mare. Ad Ancona prende forma ogni anno uno spazio di confronto nel quale ricerca, istituzioni e imprese provano a costruire una visione condivisa delle trasformazioni che stanno interessando l’economia marittima dell’Adriatico. Il messaggio che emerge dalle giornate marchigiane riguarda in fondo la capacità di costruire valore prima ancora che prodotto. Perché nella nuova economia del mare la competitività non dipende soltanto da ciò che viene pescato, ma da come innovazione, sostenibilità, conoscenza e mercato riescono a dialogare lungo l’intera filiera. È in questo spazio che si gioca oggi il futuro della pesca adriatica. Ed è in questo spazio che la Blue economy è chiamata a trasformare la transizione ecologica in sviluppo.