Genova – Un cargo nordcoreano sospettato di contrabbandare carbone è affondato dopo la collisione con una nave cinese, uccidendo fra i 15 e i 20 marinai di equipaggio. Lo riporta l’agenzia sudcoreana Yonhap che, in base a fonti a conoscenza della vicenda, ha aggiunto che l’incidente è avvenuto a fine febbraio nel mar Giallo, al largo della costa cinese. Tuttavia, sia Pyongyang sia Pechino hanno adottato un approccio riservato sul caso, all’apparenza a causa della violazione delle sanzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu che vietano l’export di carbone nordcoreano.
Dopo aver disattivato il sistema di identificazione automatica, la nave cargo di Pyongyang ha navigato fino a quando è avvenuta la collisione nelle acque vicino a un porto cinese sudorientale, probabilmente a causa della fitta nebbia. Le navi del Nord di solito spengono i sistemi di identificazione automatica, che segnalano dati su posizione e velocità alle autorità marittime, per diventare invisibili.
Malgrado le operazioni di soccorso delle autorità mandarine, solo pochi marinai sarebbero stati salvati e si ritiene che i morti siano stati 15-20. La nave cinese, invece, avrebbe riportato danni lievi. La risoluzione 2371, adottata dal Consiglio di sicurezza nel 2017, ha imposto un divieto assoluto sulle vendite all’estero di carbone, minerale di ferro, altre risorse minerarie e frutti di mare nordcoreani.