La Danimarca, presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea, ha predisposto una bozza di compromesso per prorogare di 10 anni le esenzioni sulle accise per i carburanti nei settori marittimo e aereo.
Il testo, a cui ha avuto accesso l’agenzia Reuters, è innovativo rispetto a una precedente proposta che prevedeva esenzioni temporanee soltanto per gli Stati-isola, come ad esempio Malta, o con importanti territori insulari al loro interno. «Nel 2035 la Commissione – afferma il testo, che sarà discusso venerdì prossimo dai rappresentanti degli Stati membri – dovrebbe esaminare la possibilità di tassare la navigazione aerea e la navigazione marittima e proporre modifiche alla presente direttiva, ove opportuno». Solo i piccoli aeromobili con un massimo di 19 posti a sedere e le imbarcazioni definite «imbarcazioni da diporto private» potranno essere soggetti a tassazione prima della scadenza dei 10 anni, afferma la bozza. L’esenzione è concepita per «mantenere – si legge ancora – la posizione competitiva delle aziende dell’Unione». L’Ue applica già aliquote fiscali minime ad altri carburanti, come l’elettricità e la benzina utilizzati nelle automobili.
La soluzione di questo aspetto permetterà di far avanzare la riforma della direttiva europea Etd (Energy taxation directive) che fa parte del pacchetto Fit For 55 per ridurre le emissioni, nel quadro del Green Deal europeo. La proposta di eliminare le esenzioni sulle accise anche per i trasporti aerei e marittimi, che secondo le stime di Assarmatori avrebbe comportato un costo di circa 5 miliardi di euro, era arrivata dalla Commissione Ue nel 2021 creando preoccupazione nel settore marittimo, già alle prese con gli aumenti portati dalla legislazione Ets e dal FuelEu Maritime. Gli Stati marittimi si erano quindi opposti.
«Fino a questo momento – afferma il presidente di Assarmatori, Stefano Messina – il Governo italiano ha saputo tenere il punto, insieme ad altri importanti Paesi membri, e per questo, da circa un anno, si è raggiunta una bozza di compromesso che leggiamo con soddisfazione e che ci auguriamo venga confermata nei prossimi passaggi. Per un Paese marittimo come il nostro, con la maggiore popolazione insulare d’Europa e il turismo che è un asset imprescindibile dell’economia, una tassazione del genere avrebbe avuto infatti effetti dirompenti. L’Italia ha saputo far valere queste considerazioni nei tavoli negoziali, difendendo le sue peculiarità e aggregando intorno a sé altri Paesi che sarebbero stati altrettanto interessati da questa tassazione. Questa è un’ulteriore dimostrazione, dopo la deroga dall’Ets per i collegamenti con le isole minori fino al 2029, che lavorando attentamente ai dossier e seguendo passo dopo passo l’iter negoziale è possibile incidere anche in Europa».
La proposta originale della Commissione includeva l’introduzione graduale di tasse sui carburanti che emettono Co2 per i voli e la navigazione all’interno dell’Unione dei 27 paesi, che attualmente sfuggono alle imposte minime a livello Ue. I governi hanno opposto resistenza alle modifiche e ora stanno andando verso un rinvio di 10 anni durante il quale i carburanti per aeromobili e navi manterranno l’attuale esenzione fiscale. Modificare la politica fiscale europea è estremamente difficile perché richiede l’approvazione unanime di tutti i paesi membri. I paesi con un importante settore del trasporto marittimo e quelli con un importante settore turistico si sono opposti alle modifiche. Un portavoce della presidenza danese dell’Ue ha affermato che l’obiettivo è che i paesi raggiungano un accordo sulle modifiche fiscali a novembre.