Allarme El Niño: i prezzi alimentari mondiali schizzano ai massimi da fine 2022

Clima estremo, guerre e tensioni geopolitiche spingono al rialzo i costi di cereali e zucchero, riducendo le stime sulla produzione globale.

Una nave carica di grano nel Mar Nero

Ultimo aggiornamento 4 settembre 2026 - 12:56

I prezzi globali dei beni alimentari di prima necessità sono tornati a salire con decisione nel mese di agosto, raggiungendo il livello più alto da novembre 2022. A certificarlo è l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), che evidenzia come il combinato disposto tra eventi climatici estremi e le persistenti tensioni geopolitiche stia di nuovo mettendo sotto pressione le catene di approvvigionamento mondiali.

L’Indice FAO dei prezzi alimentari, che traccia la variazione mensile dei panieri di merci agricole scambiate a livello internazionale, ha registrato una media di 133,3 punti ad agosto, in crescita rispetto ai 130,8 punti di luglio. Nonostante si rimanga a un valore inferiore di circa il 17% rispetto al picco storico di marzo 2022, il trend segna un chiaro e preoccupante cambio di rotta.

Clima e conflitti: una tempesta perfetta sui mercati

“L’aumento dei prezzi ad agosto è un campanello d’allarme: il premio di rischio sta tornando sui mercati alimentari”, ha dichiarato il Capo Economista della FAO, Maximo Torero. Le cause principali di questa fiammata risiedono nella convergenza di molteplici fattori critici:

  • Odate di calore e siccità in Europa: Le temperature estreme sul continente europeo hanno compromesso le prospettive di raccolto per mais e barbabietola da zucchero, impattando anche sulla produzione zootecnica.

  • Tensioni nel Mar Nero e in Medio Oriente: L’intensificarsi degli attacchi nell’area del Mar Nero continua a ostacolare le spedizioni di grano da Russia e Ucraina, mentre le tensioni tra Stati Uniti e Iran creano colli di bottiglia nel commercio dei fertilizzanti.

  • Incertezze su El Niño: La minaccia del fenomeno meteorologico El Niño alimenta forte preoccupazione per i futuri volumi di olio di palma e zucchero nell’Asia sud-orientale.

I numeri del rialzo: impennata per zucchero e cereali

Tutti i sotto-indici analizzati dalla FAO — cereali, oli vegetali, zucchero, carne e latticini — hanno registrato aumenti ad agosto. Nello specifico:

  • Zucchero: Ha fatto segnare il balzo più netto, con un +11,9% su base mensile (massimo da giugno 2025), appesantito anche dal calo produttivo registrato nella regione centro-meridionale del Brasile.

  • Cereali: L’indice è cresciuto del 2,2%, toccando il punto più alto da maggio 2024.

  • Oli vegetali: In aumento dello 0,6%, raggiungendo i livelli più elevati da giugno 2022.

Tagliate le stime sulla produzione globale del 2026

In un rapporto separato, la FAO ha rivisto al ribasso le stime sulla produzione cerealicola mondiale per il 2026, riducendole di 3,4 milioni di tonnellate metriche rispetto alle proiezioni di luglio. La produzione stimata si attesta ora a 2,980 miliardi di tonnellate: un dato inferiore del 2,0% rispetto al 2025, che rappresenta il calo annuale più marcato dal 2018 (pur rimanendo il secondo volume più alto di sempre).

Anche le scorte mondiali di cereali previste per la fine della stagione 2026/2027 sono state riviste al ribasso dell’1,1%, a 947,2 milioni di tonnellate. L’agenzia specifica che la riduzione delle riserve di cereali secondari ha compensato l’aumento delle scorte di grano, queste ultime in accumulo forzato proprio in Russia e Ucraina a causa dei blocchi e delle interruzioni alla logistica marittima.